La sfida di Renzi su trasparenza e rappresentanza spacca i sindacati

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Il governo rilancia la sfida al sindacato e subito scatta la rivolta del sindacato. Dopo l’addio alla concertazione e le polemiche dello scorso anno sulla scarsa trasparenza dei conti dei sindacati (e di quelli delle strutture locali spesso commissariate per gestioni allegre nonché di alcuni privilegi previdenziali riservati alle gerarchie sindacali) ora torna ad affiorare lo “spettro” di una legge sulla rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori.
«E’ una sfida culturale», si lascia trapelare da Palazzo Chigi. Che riguarda soprattutto l’effettiva forza dei sindacati ma anche la trasparenza della vita interna dei partiti. In parole povere, l’esecutivo fa sapere d’essere pronto – se ce ne saranno le condizioni – ad applicare gli articoli 39 (sindacati) e 49 (partiti) della Costituzione che prevedono leggi specifiche per regolare la vita di questi organismi così importanti.
Al di là della «sfida culturale», il governo sembra rispondere in questo modo al doppio guanto di sfida politico-sindacale (ma non partitico) appena lanciato dalla Fiom di Maurizio Landini con il varo della Coalizione Sociale. Quella di una legge sulla forza effettiva dei vari sindacati è effettivamente una vecchia proposta della Fiom che, dunque, Renzi pare voler sfidare sul suo stesso terreno strategico: quello della democrazia.
Tuttavia, depurata dalle schermaglie politico-culturali, la questione della legge sulla rappresentatività dei sindacati resta avvolta in un polverone mediatico che nell’immediato non pare destinato ad avere sbocchi concreti.
Ieri infatti Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro, e ”titolare” della materia per conto degli alfaniani, ha spiegato che «va rispettata l’autonomia dei corpi intermedi, compresi quelli spiccatamente politici. Una legge, poi, consentirebbe anche a piccoli sindacati di avviare un enorme contenzioso giudiziario».
SCHERZI DEL DESTINO
Il ”no” dei sindacati è frutto dell’ennesima spaccatura. Questa volta più verbale che di sostanza. Cisl e Uil sono totalmente contrari ad un intervento di legge. La Cgil, invece, è favorevole a patto che il parlamento fotografi gli accordi già siglati dai sindacati sulla materia.
Gia perché per ironia della sorte proprio questa mattina Cgil,Cisl, Uil e Confindustria firmeranno una intesa con l’Inps per mettere in pratica l’accordo (in gergo Testo Unico) firmato un anno fa che fissa le regole per misurare la forza dei vari sindacati. Il Testo Unico si basa su cinque pilastri.
Il primo. Per determinare il peso di ogni sindacato verranno incrociate le deleghe (misurate con le trattenute operate dal datore di lavoro certificate dall’Inps) e i voti raccolti alle elezioni dei delegati Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali).
Il secondo. Alle trattative per un contratto potranno partecipare solo i sindacati che rappresentano almeno il 5% dei lavoratori .
Il terzo. Se i sindacati di una categoria presenteranno piattaforme contrattuali diverse, i datori di lavoro avvierano la trattativa a partire da quella presentata dai sindacati che rappresentano il 50% +1 dei lavoratori.
Il quarto. Il contratto sarà esigibile. Cioè le parti che lo sottoscrivono dovranno rispettarne le clausole e se non le rispettano saranno chiamate a ”pagare” con modi fissati dal contratto.
Il quinto. Sui contratti o sugli accordi potranno essere indetti referendum fra i lavoratori con votazioni certificate (niente urla e alzate di mano assembleari).
Per gli appassionati della materia va segnalato, infine, che Cgil, Cisl e Uil concordano solo su un intervento di legge: quello che renderebbe obbligatori per tutti (erga omnes) i contratti firmati. Che oggi vengono applicati a tutti anche se formalmente sarebbero accordi privati.

Il Messaggero