La rottamazione scuote FI: avanti da soli

SILVIO BERLUSCONI 4

Spaesati e inquieti i forzisti si interrogano sulla strategia di Silvio Berlusconi, che descrivono in grande fibrillazione. Soprattutto in vista delle regionali, che, alla luce del successo di Sarkozy in Francia, sembra indebolire la voglia di accordarsi con «l’estremista» Salvini, anche se si torna a parlare di un incontro tra i due a giorni. Forse addirittura oggi, visto che l’ex Cavaliere dovrebbe arrivare questa mattina a Roma. Ma per ora Berlusconi prende tempo, mentre viene accreditata una sua tentazione a correre per la poltrona di sindaco di Milano nel 2016. «Magari», sospira Mariastella Gelmini tra gli applausi generali. Ma il 2016 è lontano. Si avvicinano invece le regionali con i sondaggi che danno Forza Italia al minimo storico. In Veneto, addirittura al 4 per cento. Ragion per cui, il leader avrebbe deciso di appoggiare il leghista Zaia, chiedendo però a Salvini di appoggiare il suo Giovanni Toti in Liguria. In Campania e in Puglia, intanto, Caldoro e Schittulli non hanno ancora fatto partire la loro campagna elettorale, aspettando di capire le mosse di Raffaele Fitto.
L’ULTIMATUM
E’ di ieri l’ultimatum del fittiano Antonio Di Staso che chiede perentoriamente 15 posti per i seguaci dell’ex governatore nelle liste forziste, «altrimenti potremmo decidere di far correre Raffaele». E in Campania, con chi si schiereranno i Ricostruttori? Dilemmi che non rendono la vita facile ai forzisti, che si dilaniano, nell’attesa del sospirato ritorno in campo dell’ex Cavaliere. L’ultima delusione è stata l’assenza del leader dalla convention romana organizzata da Antonio Tajani, che avrebbe dovuto segnare il suo ritorno nella grande famiglia del Ppe. Invece Berlusconi è rimasto chiuso ad Arcore, alimentando l’inquietudine dei suoi. Ma si racconta che più i forzisti litigano, più cresce in lui la voglia di rottamare davvero il partito. Cominciando proprio dai più rissosi. Ovvero da Raffaele Fitto e i suoi Ricostruttori. Ma anche la “sopravvivenza” dei riformatori di Denis Verdini, e degli scontenti, come Romani, è in bilico. E se ieri Forza Italia smentisce ufficialmente la nascita del movimento Forza Silvio, pare che l’ex premier sia invece tentato dal ricambio radicale della classe dirigente.
IL RICAMBIO
Prova ne sono le presenze in tv affidate ai più giovani e spendibili. Non a caso ieri, Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, e Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, si candidano a guidare il rinnovamento. Anche il cerchio magico si restringe sempre più. Ormai sembra ridotto alla Rossi, a Toti, alla Bergamini e a Furlan. Degli altri, Berlusconi si fida pochissimo. Non a caso la Rossi, che i nemici chiamano “la zarina”, ha diramato regole draconiane per le candidature, dal limite delle tre legislature, ai versamenti in regola con il partito. Tema che ieri ha rilanciato Berlusconi in persona invitando i suoi «a devolvere il 2 per mille al partito, come io ho già fatto». Una stretta criticata dal veterano ex An Altero Matteoli, che pure è stato incaricato da Berlusconi di trattare per le regionali. Un compito, raccontano, che ha provocato l’ennesima faida all’interno di Forza Italia. Questa volta contro gli ex An, che avrebbero preso troppo potere all’interno del partito. Rottamazione a tutto campo, dunque? Possibile, se si considera che ieri in molti hanno velenosamente notato come Renzi, nella sua relazione alla direzione del Pd, abbia nominato il capogruppo alla Camera, Paolo Romani, descritto come uno dei più trattativisti sul fronte delle riforme. La vera partita, infatti, al di là della tentazione di rottamare la vecchia classe dirigente, si gioca proprio sul ritorno di Forza Italia al tavolo delle trattative per le riforme. «Mai», giura Berlusconi. Ma tutto dipende dalla fazione che vincerà all’interno del partito.

Il Messaggero