La Cassazione: “Thyssen, pene da rivedere”

ThyssenKrupp

Non è finita. Tutti colpevoli ma le pene inflitte in appello sono troppo alte, vanno ricalcolate. Il processo Thyssen non si chiude in Cassazione con la condanna definitiva per i sei imputati. La Corte Suprema invia alla Corte d’assise d’appello di Torino «la rideterminazione delle pene». Il primo presidente della Suprema Corte, Giorgio Santacroce, alle 23.15, dopo tre ore e mezzo di camera di consiglio non conferma il verdetto d’appello, nel senso che giudica «responsabili i sei imputati ma le pene vanno nuovamente definite».

E per i sei condannati si apre la possibilità di non finire in carcere.

L’appello infatti aveva stabilito una reclusione tra i 7 e i 10 anni per i vari imputati – riducendo già gli anni dalla sentenza di primo grado – implicando quindi, in caso di condanna definitiva, l’eventualità reale della prigione. Ma ora se le condanne dovessero essere ridotte troppo, sotto i 3 anni, le porte della prigione non si apriranno mai i sei manager della Thyssenkrupp.

I due tedeschi, il membro del Comitato esecutivo Gerald Priegnitz e l’ex amministratore delegato dell’acciaieria Thyssenkrupp in Italia Herald Espehnhan in appello erano stati condannati a 7 e 10 anni. In serata, quando nei corridoi aleggiava l’aria della conferma del verdetto d’appello, il difensore di Espehnhan, il professore Franco Coppi, liquidava il rischio di lungaggini e intoppi burocratici per l’estradizione dei due tedeschi con una battuta: «Prima che la Cancelliera Merkel conceda l’estradizione scoppierà la terza guerra mondiale».

Ma invece é saltato tutto. L’unica cosa certa, al di là della conferma dell’impianto accusatorio, è che è stata confermata l’esclusione del reato di omicidio volontario con dolo eventuale. La Cassazione stabilisce quanto già sostenuto dall’appello: si tratta di un omicidio colposo, alcun dolo viene ravvisato. Tanto che l’avvocato Guido Alleva afferma: «È stata una sentenza giuridica molto tecnica ma almeno, oltre al ricalcolo delle pene, è escluso il dolo».

Il dibattito davanti alle sezioni unite della Cassazione è stato tutto incentrato sulla esatta differenza tra dolo eventuale e colpa cosciente. In primo grado, l’amministratore delegato aveva riportato una condanna superiore perchè era stato riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale. Una vittoria giudiziaria del procuratore Raffaele Guariniello che lo aveva fortemente caldeggiato.

Ma le accuse e le condanne in secondo grado si sono ridotte perchè il reato è stato derubricato e si è passati da una responsabilità a titolo di dolo eventuale ad una responsabilità a titolo di colpa cosciente. Aspetto su cui ha insistito anche il procuratore generale Destro: «I manager e i dirigenti chiamati a vario titolo a rispondere della morte dei sette operai nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino facevano affidamento sulla capacità dei lavoratori di bloccare gli incendi che quasi quotidianamente si verificavano: chi agisce nella speranza di evitare un evento evidentemente, se l’evento si verifica, non può averlo voluto».

Di «condanne troppo dure» aveva parlato l’avvocato Coppi: «Le pene sono state applicate nella massima estensione e il trattamento sanzionatorio è pesantissimo mentre la sentenza non è affatto chiara per quanto riguarda la divisione delle responsabilità sul tema sicurezza per le quali è stato fatto di tutta l’erba un fascio». Per ora ha vinto lui.

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