La bellezza del denaro, la sfida delle matricole

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Nel calcio che conta il portafogli gonfio fa gioire i tifosi per le gesta dei calciatori ma a goderne sono soprattutto i presidenti. Gli allenatori così così, dato che sono sempre in equilibrio precario in base ai risultati sul campo, non vengono strapagati come i calciatori e devono essere dei bravi educatori oltreché motivatori. La diatriba tra Conte, Benitez e De Laurentis che spara: “avessi io 300 milioni di € da investire sul mio Napoli” dimostra come la maggioranza attribuisca la possibilità di vincere alla potenza del denaro e non al talento, alla bravura e alla grinta. Un anno fa il patron napoletano ha venduto Cavani e l’anno prima Lavezzi agli sceicchi del Paris Saint Germain che sta divenendo in pochi anni la “Mecca” del calcio europeo cercando di eguagliare formazioni storiche e trionfanti come Real Madrid, Barcellona, Bayer Munchen, Ajax, Liverpool e Milan.

Da sportivo con occhio critico, e possibilmente distaccato, osservo però come sia soddisfacente notare le imprese agonistiche dei meno blasonati. Ed ecco qui che aprendo gli occhi sul nostro campionato di calcio non possono sfuggire alcuni nomi molto interessanti: Scuffet, Molinaro, Basta, Antonelli, Romagnoli, Pereyra, Bonaventura, Cerci, Immobile, Destro, Iturbe e Keita Balde. Alcuni giovanissimi, altri meno, ma tutti degni di nota in questa Serie A che cerca ogni tanto di tirare fuori nuove celebrità e non spendere solamente montagne di denaro come accade in Spagna, Francia e Inghilterra. Orami cerchiamo gli eredi di campioni quali Buffon, Maldini, Cannavaro, Aldair, Baresi, Cafu, Pirlo, Seedorf, Zidane, Totti, Del Piero, Baggio, Toni e Inzaghi.

L’Italia dell’ingaggio record a Lentini del Milan (4 mld di lire annue) che aprì la strada agli stipendi pluri-miliardari è lontana 22 anni. Ora c’è più oculatezza e desiderio di coltivarsi in casa nuovi talenti. Il nostro C.T. Cesare Prandelli ha ottenuto dalla Lega Calcio e dalla Federazione Giuoco Calcio gli stage per crescere nuove leve nostrane e chiede di investire nelle primavere per fare del nostro calcio qualcosa di simile al modello tedesco che si sta imponendo grazie a Bayern Mùnchen e Borussia Dortmund.

Tornando ai nomi prima elencati: Scuffet Simone è un prodigio della primavera udinese, compie parate del miglior Buffon e a soli 17 anni sta per ritagliarsi un posto per il mondiale brasiliano di giugno; Molinaro Cristian, terzino sinistro di ritorno in Italia, a 31 anni e dopo 3 anni allo Stoccarda, si sta mettendo in bella mostra siglando reti che in tanti anni non aveva mai segnato; Basta Dusan, cresciuto nella Stella Rossa di Belgrado, arrivato in Italia dal 2008 ha avuto un percorso evolutivo in continua ascesa e nonostante i 30 anni è sempre osservato dalle grandi squadre italiane per la sua duttilità nel ruolo di tornante; Antonelli Luca, classe ’87, tornante e ala di attacco sta cementando il suo sogno mondiale con la nazionale per la sua efficienza e le sue belle prestazioni in campionato; Romagnoli Alessio, predestinato di Anzio, classe ’95, ha esordito segnando un goal lo scorso anno e quest’anno data la bravura di Benatia e Castan riesce a giocare solo fuori ruolo sulla fascia sinistra mostrandosi comunque duttile e caparbio; Pereyra Roberto, nonostante sia un destro naturale, in passato ha giocato spesso a sinistra e anche al centro come mezza punta se la cava molto bene, grande assist-man dell’Udinese di 27 anni; Bonaventura Giacomo, regista offensivo dell’Atalanta, talentuoso e sempre presente sotto porta segna e fa segnare; Iturbe Juan Manuel è un calciatore paraguaiano naturalizzato argentino di 21 anni, attaccante dell’Hellas Verona, in prestito dal Porto, dotato di un ottimo sinistro, potente e preciso, è rapido e abile nel dribbling, può giocare su entrambe le fasce e anche come trequartista, il sogno per ogni allenatore votato al bel gioco. Cerci Alessio e Immobile Ciro formano una coppia di attaccanti giovani e forti, ben assortita nel Torino e capace di portare il suo brio nella nazionale italiana che partirà per il Brasile fra due mesi e che cercherà di ritagliarsi un posto per accedere alle fasi finali del Mondiale dove arriveranno con grandi probabilità Spagna, Brasile, Argentina e Germania. Destro Mattia, 23enne di Ascoli divenne il bomber della squadra Primavera dell’Internazionale ed uno dei suoi punti fermi ma invece di esordire in prima squadra venne ceduto al Genoa nel 2010, poi un anno a Siena e l’approdo a Roma dove milita da due anni e procede a suon di goal in direzione mondiale. Dotato di fisico importante, con una classe non eccellente ma cinico sotto porta dove segna a ripetizione. Mi ricorda Filippo Inzaghi. Infine una citazione speciale va a Keita Balde Diao, 19enne spagnolo di origine senegalese, attaccante della Lazio è capace di giostrare con entrambi i piedi dotato di ottima corsa e sprint destabilizzanti, tiro preciso e pericoloso, mi ricorda nelle movenze Cristiano Ronaldo, l’icona della mia idea di calcio, in cui i giocatori pur se sommersi da montagne di denaro cercano sempre di rimanere costanti nelle loro prestazioni, lottando per grandi obiettivi personali (pallone d’oro) e per quelli del Club (titolo nazionale e Champions League, oltreché il Mondiale con la propria nazionale). Per tornare grandi in Italia è necessario avere esempi come questi e cercare di rischiare mostrandosi disponibili verso le nuove tecnologie che potrebbero rendere tutto più semplice ed onesto.

La possibile soluzione, oltre la buona fede dei calciatori che non solo evitano di simulare ma aiutano gli arbitri, sarebbe la moviola in campo invocata da tutti, Aldo Biscardi in primis già 15 anni fa. Vedi il caso del rigore non dato in Sassuolo – Roma (Benatia difendeva su Sansone) in cui l’arbitro Rizzoli ha chiesto consiglio ai giocatori dopo aver avuto una cattiva segnalazione da parte dell’arbitro di porta. 5 minuti di conciliabolo per confermare la sua sensazioni di non dare il penalty. La moviola avrebbe reso tutto più rapido dopo soli 20/30 secondi…

E’ anche questa una sfida da matricole!

Filippo Di Giorgio