Iva, accise, detrazioni fiscali ecco gli aumenti in agguato

TASSE SOLDI

ROMA Il ministero del Tesoro ha provato a gettare acqua sul fuoco. Via Twitter, attraverso il profilo ufficiale. A chi iniziava a protestare sui social network per i dati emersi dal testo finale della legge di stabilità, soprattutto sull’aumento programmato dell’Iva, gli uomini di Pier Carlo Padoan hanno tenato di spiegare che «sul piano giuridico le regole Ue non accettano più clausole salvaguardia», ma che «l’impegno politico è per non aumento Iva». Per ora, insomma, bisognerà accontentarsi della promessa del governo e sperare che riesca a mantenerla. Anche perché l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto programmata dal 2016 fino al 2018 è di dimensioni decisamente rilevanti. Tra circa 14 mesi, se il governo non troverà risorse alternative, l’aliquota dell’Iva del 10% salirebbe al 12% e quella del 22% al 24%. Secondo la relazione tecnica si tratterebbe di un aumento di imposte di 12,8 miliardi in un solo colpo. Che in realtà sarebbe solo il primo passo. L’anno successivo l’Iva continuerebbe a crescere con una progressione che porterebbe al 13% l’aliquota ridotta e al 25% quella ordinaria, con un incremento delle entrate dello Stato che la relazione del governo stima in 19,2 miliardi. Il terzo anno, e siamo al 2018, l’aliquota Iva ordinaria salirebbe addirittura al 25,5%, una cifra più alta di quella consentita dalla stessa Unione Europea.
LE CIFRE IN GIOCO
Il maxi aumento della principale imposta indiretta non è l’unica trappola nascosta tra le pieghe della manovra appena varata dal governo. Un rischio concreto riguarda anche le accise. Un primo scatto in avanti potrebbe esserci addirittura quest’anno. È tutto legato a quello che la Commissione Europea dirà delle norme anti-evasione sull’Iva, che prevedono il cosiddetto «reverse charge», l’inversione contabile, per cui a pagare è direttamente il cliente e non il fornitore. La misura dovrà essere autorizzata da Bruxelles, ma nel caso in cui l’Ue non l’autorizzasse, allora l’accisa su benzina e carburanti dovrebbe aumentare per un ammontare complessivo di 988 milioni. Significherebbe un aumento dei prezzi alla pompa di 14-15 centesimi al litro. Anche questo aumento potrebbe sommarsi ad un altro a scoppio ritardato, previsto dalla manovra per il 2018: un incremento di 10 centesimi per recuperare 700 milioni nel caso in cui la ripresa dovesse ancora tardare o i tagli di spesa non dare i risultati sperati. Grattando la manovra, il rischio di aumento delle tasse non è limitato solo all’Iva e alle accise. Anche le detrazioni e deduzioni fiscali rimangono in lista come possibile fonte alla quale attingere in caso di bisogno. La legge di stabilità sterilizza il taglio da 3 miliardi previsto dal governo Letta per quest’anno e riduce quello in cantiere per il 2016 da 7 miliardi a 4 miliardi. Ma questi 4 miliardi, come spiega la relazione tecnica del provvedimento del governo, non saranno inglobati dall’aumento dell’Iva. Viene semplicemente «prorogato al gennaio 2016» il termine per l’adozione del decreto del presidente del consiglio, «che dovrà disporre la variazione delle aliquote d’imposta e la riduzione delle agevolazioni e detrazioni vigenti». Sconti fiscali sulle spese mediche o sui mutui per le prime case, insomma, non sono del tutto al sicuro. Molto, come detto, dipenderà dall’efficacia dei tagli. E anche su questo fronte qualche perplessità c’è. Il ministero dell’Economia quantifica in 16,1 miliardi le minori uscite rispetto alla legislazione vigente. La somma apparentemente coincide con quella prospettata da Carlo Cottarelli per il 2015, ma non è facile capire fin d’ora quante di queste riduzioni saranno davvero non lineari. Per quanto riguarda i 6,2 miliardi richiesti a Regioni, Province e Comuni, le decisioni finali toccheranno proprio agli enti territoriali.
I TAGLI AI MINISTERI
I tagli ai ministeri in senso stretto, abbastanza dettagliati già nell’articolato della legge, valgono invece circa 2,3 miliardi, a cui ne vanno aggiunti poco meno di 400 relativi a riduzioni di trasferimenti a imprese ed enti e a interventi sul pubblico impiego. Al totale di 16,1 miliardi si arriva sommando anche altre voci quali la riprogrammazione dei fondi europei o lo svuotamento del fondo per la riduzione del cuneo fiscale che era stato approntato con il decreto Irpef di aprile (dunque il taglio in questione era già stato acquisito). Non danno risparmi, secondo la relazione tecnica, le misure di aggregazione delle società partecipate: uno dei temi-simbolo della spending review.

IL MESSAGGERO