Istat: la recessione sta finendo ma cresce la disoccupazione

CRISI 1

La fine del tunnel della recessione è dietro l’angolo, ma per il mercato del lavoro la ripresa è ancora lontana. «La fase di contrazione dell’economia italiana si arresterà nei prossimi mesi con i segnali positivi per la domanda interna», spiega l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. Sulla stessa linea Confindustria che, dopo mesi di dati negativi, vede finalmente rosa. Con la produzione industriale cresciuta dello 0,1% in dicembre su novembre. Insomma, timidi segnali di inversione di tendenza. Del resto nel quarto trimestre 2014 l’attività industriale ha registrato un calo dello 0,5% congiunturale, interamente ereditato dal terzo trimestre)», mentre «il primo trimestre del 2015 eredita da fine 2014 una variazione congiunturale di +0,1%».
INVERSIONE DI ROTTA

La strada da fare è lunga. L’Istat osserva infatti che nel Belpaese, nel terzo trimestre, «l’attività economica ha continuato a mantenersi debole. Così il prodotto lordo è risultato ancora in flessione (-0,1% su base congiunturale) a seguito «dell’accentuarsi della contrazione del valore aggiunto sia nella manifattura sia nelle costruzioni (rispettivamente, -0,6% e -1,1%) ed in presenza di una stazionarietà nel settore dei servizi». E proprio per dare una spinta, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoam, ha annunciato una serie di misure – da mettere in pista già a gennaio – per favorire le piccole e medie imprese. Soprattutto con finanziamenti al di fuori delle tradizionali linee di credito bancarie per le aziende più innovative. Ma il Tesoro sta pensando anche di alleggerire il carico burocratico sul settore.
A spingere sulla crescita c’è poi l’assestamento del prezzo del petrolio verso il basso. Sul punto c’è però cautela, a differenza di quanto ha sostenuto anche Pier Carlo Padoan: l’effetto per l’area dell’euro sarebbe stimato allo 0,1-0,3 decimi di punto, rispettivamente, nel 2015 e 2016. Nel 2015, l’impatto sarebbe nullo in Italia e Germania e pari sooo a 1 decimo di punto in Francia e Spagna. Anzi, si fa presente sempre l’Istat, il calo dei prezzi dei prodotti energetici potrebbe accentuare «le spinte disinflazionistiche con un impatto negativo sulle aspettative». In questo contesto, i paesi maggiormente indebitati vedrebbero aumentare il costo reale del debito.
LA CRISI

In Italia, dice sempre l’Istat, le condizioni del mercato del lavoro rimangono difficili con livelli di occupazione stagnanti e tasso di disoccupazione in crescita. Il tasso di disoccupazione ha continuato a salire: in ottobre, i dati destagionalizzati hanno evidenziato una crescita di tre decimi di punto rispetto a settembre, raggiungendo il valore massimo di 13,2%, sensibilmente più elevato rispetto alla media europea (11,5%). La crescita del tasso di disoccupazione – si legge – è visibile anche nei dati non destagionalizzati: si è verificato un incremento di cinque decimi di punto rispetto allo stesso trimestre del 2013. L’andamento è legato alla crescita delle persone in cerca di occupazione (+5,8% l’aumento tendenziale) e tra queste è aumentata soprattutto la quota di disoccupati in cerca di prima occupazione (+17,6%). La crescita delle persone in cerca di lavoro si accompagna comunque ad un allungamento dei periodi di disoccupazione: l’incidenza dei disoccupati di lunga durata (quota di persone che cercano lavoro da più di un anno) è salita nell’anno in corso dal 56,9% al 62,3%. Questo gruppo di individui, generalmente considerati poco appetibili dalle imprese, «costituisce un fattore di freno alla discesa della disoccupazione soprattutto nel Mezzogiorno. Alla crescita dei disoccupati si è aggiunta anche quella delle persone definite più vicine al mercato del lavoro (+8,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente).

Il Messaggero