Inter al bivio col Bologna costretta a vincere per giocarsi tutto a Roma

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Quella con il Bologna pare l’ultima esercitazione prima della grande guerra. L’Inter aspetta i rossoblù a San Siro già pensando all’all-in di sabato prossimo contro la Roma, dove si giocherà il futuro. All’Olimpico si scioglieranno nodi sportivi e finanziari di questa e della prossima stagione. Mancini deve presentare i nerazzurri all’appuntamento senza che lo strappo di 5 punti s’allarghi. Dopo due mesi passati a cercare un punto di fuga, l’Inter si è inerpicata sul sentiero della risalita grazie ai successi con Juventus e Palermo. Il tecnico nerazzurro, da vecchio cuore rossoblù («a Bologna è iniziata la mia carriera, non posso dimenticarlo») guarda con sospetto la squadra di Donadoni: «È difficile giocarci contro, prendono pochi gol e hanno gente che ti punisce come Giaccherini e Destro». La marcia però non si può arrestare, per continuare a innaffiare la pianta della speranza Champions. «Il terzo posto è ancora possibile», ricorda come un mantra ispiratore, mandato a memoria per sé e gli altri. Gli spazi per gli errori sono finiti, quelli per recuperare quasi. Vincere è l’unica opzione possibile di una squadra e di una società che prova a disegnare un futuro migliore del presente.

Torna Thohir
A San Siro stasera si rivedrà il presidente Erick Thohir, in arrivo dalla Svizzera dove ha incontrato il neo presidente della Fifa Gianni Infantino. La società sta già approntando i piani per giugno (in caso di Champions e no) ma deve ragionare anche sul presente. Il 25 marzo ci sarà un nuovo cda, prima però Thohir dovrà immettere liquidità nel club per far fronte agli impegni di cassa. Una ventina di milioni con la solita formula del prestito (Thohir va detto non ha mai incassato nessun interesse) non potendo formalmente fare aumenti di capitale fino al 15 novembre 2016, quando scadrà l’accordo con l’ex patron, per non diluire la quota del 29,5% di Massimo Moratti. Sullo sfondo restano le manovre economiche dell’indonesiano per portare i conti dell’Inter in sicurezza. Beghe in apparenza lontane dal campo, con riflessi però diretti sui tratti della prossima squadra.

Futuro incerto
Mancini, che dovrebbe riproporre una formazione con tre giocatori d’attacco dietro a Icardi, dispensa ottimismo e dedizione alla causa: «Se resto anche in caso di mancata qualificazione Champions? Gli stimoli ci sono sempre quando alleni l’Inter». Diversi però potrebbero essere i programmi e i sogni. «Ibrahimovic è in scadenza lo so e ho ancora il suo numero, ma se fossi il Psg non lo lascerei andare». E difficilmente Zlatan, con il suo stipendio sontuoso e i suoi obiettivi, potrebbe decidere un ritorno ad Appiano. Si rivedrà invece il c.t. del Brasile Carlos Dunga, arrivato a Milano per visionare Miranda, ma Mancini esclude che giochi Copa America e Olimpiade. Da vedere se l’anno prossimo sarà ancora all’Inter, molto dipenderà anche dai match con Bologna e Roma.

Corriere della Sera