Inchiesta Expo prime ammissioni spunta la contabilità delle mazzette

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Nella Tangentopoli del nuovo millennio cambia la forma, non la sostanza. Il mediatore si fa chiamare lobbista e le mazzette si trasformano in false consulenze, ma alla fine c’è sempre chi paga e chi incassa. Parola di Enrico Maltauro, l’imprenditore vicentino finito in manette giovedì scorso insieme alla «squadra» di Gianstefano Frigerio. Come gli altri è in isolamento in una cella del carcere di Opera, ieri si è seduto davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia e ha ammesso di aver versato alla cupola tangenti per 500 mila euro. «Il sistema è questo. Bisogna pagare i mediatori, non ci sono alternative», ha affermato.
BIGLIETTI NASCOSTI

Quattordici anni dopo Mani pulite il meccanismo degli appalti è lo stesso e anche i tentativi di far sparire le prove sono altrettanto maldestri. Se Mario Chiesa tentò di liberarsi delle banconote gettandole nel water, il mediatore Sergio Cattozzo al momento dell’arresto ha cercato di nascondere dei foglietti nelle mutande. «I biglietti erano quelli su cui ho annotato la contabilità delle tangenti», confessa, l’elenco «dei soldi ricevuti da Maltauro». Al gip Fabio Antezza ha raccontato la sua storia: «Ho fatto il mediatore per le imprese edili in cerca di lavoro soprattutto in ambito privato e solo recentemente mi sono avvicinato a società interessate ai lavori dell’Expo. Sono un procacciatore di affari, un lobbista all’americana». Le sue conversazioni intercettate però sono decisamente ruspanti: «Bisogna metterne venti di stecche in forno per tirar fuori dieci», dice a Frigerio. Tra le sue varie consulenze spicca quella con Maltauro, che l’ha ingaggiato come «uomo di lobbing affinché si facesse carico dei contatti con i mediatori che dovevano garantire gli appalti», e dall’imprenditore ha ricevuto «più di 200 mila euro in nero». E’ quella che i magistrati definiscono mazzetta travestita da falsa fatturazione.
Anche il direttore generale della pianificazione e acquisti di Expo Angelo Paris ha ammesso. «Ho fatto errori», ha detto al gip. In sostanza significa che avrebbe fornito informazioni riservate al gruppo, ma sostiene di non avere fatto parte della «cupola» e respinge l’accusa di associazione per delinquere. 
LE DIMISSIONI

Come atto concreto di contrizione ha consegnato al giudice la sua lettera di dimissioni da Expo: «Ha sempre creduto nel progetto e ci tiene che vada avanti senza intralci», spiega il suo difensore Luca Troyer. Con le loro dichiarazioni Cattozzo, Maltauro e Paris inguaiano Frigerio, Greganti e Grillo che invece respingono ogni accusa: niente mazzette, nè gare pilotate, mai una interferenza illecita negli appalti. Primo Greganti riferisce di un’attività cristallina: «Cerco imprenditori interessati alla realizzazione di immobili in legno e seguo la filiera, tenendo conto che anche per l’Expo ci saranno padiglioni in legno». Un settore nel quale il «compagno G». intravede un futuro prospero: «Si potrà garantire molta occupazione». Ha aggiunto di avere incontrato «più volte» Frigerio, sempre però «in relazione alla promozione di queste iniziative», mentre l’ex senatore Pdl Grillo «l’ho incontrato solo poche volte». E poi c’è Frigerio, per i pm il capo della cricca. Rifiuta il ruolo di organizzatore e promotore della «cupola», stessa linea di Grillo che dichiara di non avere mai messo piede nel quartier generale Tommaso Moro. Unica concessione: «Mi sono dato da fare per favorire la nomina di Giuseppe Nucci in Sogin e ho incontrato Paris per parlare dell’incarico di Walter Lupi».

Il Messaggero