Il Sinodo: «La Chiesa apra a gay e divorziati»

GAY MARRIAGE BECOMES LEGAL IN CALIFORNIA

La rivoluzione dell’era Bergoglio comincia dal linguaggio. La grammatica è quella capace di prospettare grandi aperture. Omosessualità, divorziati risposati, matrimoni civili, coppie gay. Il viaggio imboccato è irreversibile. «Un work in progress» dice monsignor Bruno Forte, segretario speciale al Sinodo sulla famiglia. La formulazione individuata per fare la sintesi di tutti gli interventi finora fatti in aula, rispecchia una visione nuova, decisamente inclusiva, non discriminante, non giudicante, lontana anni luce, per esempio, dalla formulazione classica del nuovo Catechismo dove l’omosessualità è stata descritta così: «genesi psichica in gran parte inspiegabile», «inclinazione oggettivamente disordinata», e «non complementare affettivamente e sessualmente». Come ha rilevato al Sinodo il vescovo maltese Grech «non poteva non procurare sofferenza». Adesso, invece, i padri sinodali che hanno stilato il documento sotto la supervisione dell’ungherese Erdo, riconoscono ai gay «doti e qualità» preziose da «offrire alla comunità cristiana»; parlando, invece, delle relazioni di coppia si parla di «partners», e non si cita più la legge naturale bensì l’ordine della creazione, più immediato e neutro. «Questo non significa che la Chiesa abbia approvato le unioni omosessuali. Anzi continua a difendere la famiglia fondata da un uomo e una donna». Tuttavia se da una parte guarda con occhio misericordioso le coppie di fatto, dall’altra incoraggia gli Stati a garantire loro precise tutele. Forte non ha dubbi: «Mi sembra evidente che le persone coinvolte in queste unioni abbiano diritti e devono essere tutelate. Il problema è la non comparazione tout court, anche terminologica». Insomma la codificazione dei diritti a coloro che «vivono in una relazione omosessuale resta una questione civiltà e di rispetto della dignità delle persone».
CAMBIAMENTI
Le novità all’interno del documento sinodale sono diverse. La prima e maggiore innovazione riguarda i gay. L’argomento viene trattato nei punti 50, 51 e 52. «Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni gay si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners». Quanto ai bambini allevati da coppie di persone dello stesso sesso il Sinodo rileva come debbano essere messi «al primo posto». Il secondo spiraglio aperturista riguarda la comunione ai divorziati risposati. «L’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale, sotto la responsabilità di un vescovo». Verrà valutato caso per caso, seguendo una certa gradualità. Monsignor Forte si è mostrato più che possibilista sulla decisione finale del Sinodo. I prossimi giorni serviranno ai gruppi linguistici a limare questa piattaforma di lavoro, anche se la decisione finale (e vincolante) la prenderà il Papa l’anno prossimo. Ma la dottrina si evolve, muta con il mutare dei tempi. Forte ha ricordato che, tanto tempo fa, la Chiesa si interrogava persino se consentite oppure no nuove nozze ai vedovi dopo un congruo periodo di penitenza. Adesso tocca ai divorziati. Il cammino è irreversibile.

Il Messaggero