Il referendum spaventa le Borse Milano apre a -2,8 per cento

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Ore 11:45. Borse in rosso e spread in risalita, verso quota 155 punti base. Sono i primi effetti causati dalla vittoria del “no” al referendum voluto dal premier greco Alexis Tsipras sul piano di aiuti per Atene proposto dai creditori internazionali. Cali pesanti, quindi, ma senza le vendite incontrollate e il panico che alcuni si potevano aspettare. A spiazzare gli addetti ai lavori, però, le dimissioni del ministro delle Finanza del governo ellenico, Yanis Varoufakis che attraverso il suo blog annuncia: “Lascio per aiutare Tsipras nelle trattative con i creditori. Mi sono accorto che una parte dei nostri partner internazionali preferisce che io non sia presente agli incontri”. Una mossa a sorpresa, ma che potrebbe realmente aiutare Atene a trovare un’intesa con la Bce, la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale.

Tokyo, la prima Borsa a reagire al voto di Atene chiude in calo del 2,08%, risollevandosi dal minimo di giornata, di poco superiore al 2,5%. Pesanti i listini del Vecchio continente con Milano che perde il 2,4%, peggio delle altre Borse europee che recuperano dopo l’apertura: Parigi cede l’1,1%, Francoforte lo 0,9% e Londra lo 0,4%. Per il momento, dunque, sono stati evitati i temuti scenari da “panic selling”: le vendite a catena che alcuni analisti si erano immaginati a causa degli scenari adesso imprevedibili per la risoluzione della crisi greca. A condizionare l’andamento di Piazza Affari sono soprattutto le vendite nel comparto bancario: l’indice del settore perde il 3,8%.

L’euro apre stabile a 1,108 dollari in seguito alle dimissioni di Varoufakis che i mercati interpretano come una concessione ai creditori. La moneta comune era scesa fino a 1,0969 dollari sui mercati asiatici poco dopo l’annuncio della vittoria dei ‘No’ al referendum ellenico. Per quanto i mercati non sembrino per ora farsi prendere dal panico, lo yen, bene rifugio, si presenta in rialzo a quota 135,8 sull’euro e 122,5 sul dollaro.

“I cali sui mercati non sono al momento drammatici perché il vero test sarà il responso della Bce, il primo importante creditore di Atene a pronunciarsi” spiega Vincenzo Longo, market strategist di Ig secondo cui la “posizione della Bce sarà decisiva perchè creerà a sua volta le aspettative su come si comporteranno gli altri creditori. Se congelerà i fondi Ela, draghi aprirà la porta a un’uscita di Atene dall’Eurozona e a quel punto i mercati allargheranno le perdite. Se confermerà l’attuale soglia di 89 miliardi, darà un’indicazione ‘wait&see’ in attesa dei summit dei prossimi giorni. Se invece aumenterà i fondi, accogliendo le richieste della banca di Grecia, si mostrerà aperta a un accordo in tempi brevi”.

I future sui Wall Street prevedono un’apertura – nel pomeriggio – in rosso dell’1%. Non si registra, per il momento, la temuta corsa del debito italiano: lo spread – come detto – è in salita a quota 155 punti base con i Btp a 10 anni che rendono il 2,3%. Ancora lontani quindi dalla soglia del 3,5% – che costerebbe alle casse del Tesoro 11 miliardi di euro in più fino al 2016 – prevista in caso di Grexit. Per i mercati, quindi, la vittoria del “no” non apre automaticamente le porte all’uscita di Atene dall’Eurozona. In sensibile ampliamento lo spread greco, con i decennali che rendono 1.500 punti in più di quelli tedeschi.

LA REPUBBLICA