Il premier incalza la sinistra pd FI divisa, in molti tentati dal “sì”

Matteo Renzi press conference, Rome

Appuntamento al referendum costituzionale. Matteo Renzi l’asticella delle riforme costituzionali continua a tenerla molto alta. La sfida continua e quella che Berlusconi definisce «arroganza», non è altro che l’unico modo che il Rottamatore ritiene di avere per ricordare a tutti, Forza Italia in testa, che se salta il taglio del Senato o l’Italicum, si va tutti a casa. Il ”dettaglio” ogni tanto si nasconde dietro le alchimie parlamentari di coloro che non hanno ancora deciso se votare a favore, astenersi o uscire dall’aula, ma per il presidente del Consiglio resta punto centrale anche se stavolta – visto il pallottoliere e che si vota alla Camera dove la maggioranza è ampia – potrebbe non essere necessario ricordarlo in maniera brutale.
ELEZIONI

A metà febbraio lo fece. Piombando di notte alla Camera di ritorno da un vertice europeo, il premier fu molto esplicito sull’argomento: «Senza le riforme la legislatura salta e quando salta c’è il voto». Alternative per il presidente del Consiglio non ce ne sono perché considera il riammodernamento delle istituzioni più importante di riforme già fatte, jobs-act incluso e che, insieme alle altre, «sta rimettendo in moto il Paese», al punto che, scrive il premier nella enews, «è probabile che il Pil torni positivo» nel primo trimestre». Quindi «la legislatura arriverà sino al 2018», ma la riforma costituzionale dovrà ripassare a palazzo Madama, sicuramente dopo le elezioni amministrative, e in quell’occasione – visti i numeri più risicati della maggioranza – il ”memento” tornerà attuale. Sulla trincea della fine del bicameralismo e conseguente riduzione dei costi della politica («avremo cento senatori a costo zero»), Renzi è pronto a giocarsi tutto. E’ convinto che stavolta non solo buona parte della sinistra del Pd alla fine voterà domani la riforma, ma che anche buona parte di FI non si riconoscerà nella linea che Silvio Berlusconi ieri ha provato a dare rendendo più o meno inutile la riunione convocato da Toti per domani mattina dei deputati. Una riunione che la ”azzurrissima” Ravetto vorrebbe allargare ai senatori azzurri visto che alla Camera – votando contro – si preparano a smentire ciò che FI ha approvato al Senato. Malgrado l’ordine impartito ieri dal Cavaliere di votare «no» alla riforma costituzionale, dentro FI i maldipancia sono fortissimi. Ha già deciso di votare ”sì” Gianfranco Rotondi che assicura di voler spiegare la sua linea «a nome di un consistente numero di amici». Complice anche l’insofferenza per l’attuale capogruppo di FI alla Camera, un’altra decina sono pronti a non partecipare al voto. «Siamo passati da Matteo Renzi a Matteo Salvini», tuona un’ex ministro azzurro secondo il quale «Berlusconi si allinea a Salvini per non perdere il Veneto».
STRAPPO

Renzi non fa comunque conto sul sostegno azzurro anche se vorrebbe approvare le riforme costituzionali con maggioranza ampia e trasversale. Il premier si augura che a giugno, passate le elezioni amministrative, i toni tornino ad essere più concilianti specie da parte del Cavaliere che domani, oltre al problema delle riforme, ha anche quello della Cassazione che si pronuncerà sul processo Ruby. Nell’estenuante e mai interrotto legame tra processi e politica che spesso orientano le scelte di FI, Renzi non è mai volto entrare, ma non è escluso che nelle prossime settimane – magari dopo le elezioni regionali – i due possano tornare ad incontrarsi per ricucire uno strappo che, oltre ad essere politico, ha molti elementi di natura personale. D’altra parte gli argomenti cari al Cavaliere sono molti e la legge elettorale e le riforme costituzionali non sono in cima alle sue preoccupazioni.

Il Messaggero