Il nuovo? Tavecchio

abete

Il calcio italiano saluta Giancarlo Abete e riparte da Carlo Tavecchio, candidato al momento unico e dunque favorito nelle elezioni dell’11 agosto per la presidenza federale. Non un nome nuovo ma un dirigente esperto, da 15 anni alla guida della Lega Nazionale Dilettanti e già vicino al salto 18 mesi fa, quando Abete pensava all’addio: allora l’ormai ex numero uno di via Allegri decise di ricandidarsi; stavolta, dopo il tracollo dell’Italia in Brasile, non ha fatto passi indietro, presentando ieri le proprie dimissioni al Consiglio federale.

«Non è mia abitudine abbandonare la nave – ha spiegato Abete, chiamato a guidare la federazione fino all’elezione del nuovo presidente – ma la mia posizione è ferma. Ho la coscienza a posto, ho fatto il massimo. Il calcio ha grande visibilità ma il problema non siamo noi: basta guardare i risultati degli ultimi Giochi invernali. E poi discutiamo se i 62 milioni ricevuti dal Coni sono troppi?». Una stoccata diretta al presidente Malagò prima di guardare al futuro: «Tavecchio presidente? Non voglio entrare nella competizione, ma è un carissimo amico, una persona di grande lealtà e capacità. Auguro al mio successore un risultato migliore del mio».

Tavecchio ne avrà bisogno, visto lo stato comatoso del calcio italiano. «Io favorito? Chi parte così di solito perde – ha dichiarato il numero uno dei Dilettanti – ora devo ascoltare il parere di 21 comitati regionali e 140 delegati provinciali della mia lega, non posso decidere da solo. In ogni caso la candidatura unitaria è l’obiettivo primario: guai a creare delle spaccature». Tavecchio, dunque, chiede unione e non competizione. Ed è sulla buona strada: il prossimo 11 agosto riceverà senza dubbio il sostegno della Lega Dilettanti (34 per cento), della Lega Pro dell’amico Macalli (17) e della serie A (12) del sostenitore Claudio Lotito, candidato per la vicepresidenza.

Le preferenze raccolte, già superiori al 60 per cento, sarebbero sufficienti per la vittoria e dunque per guidare la Figc fino alle elezioni del 2016, ma per chiudere i conti alla prima tornata (quando serve il 75 per cento dei voti) Tavecchio deve convincere anche la serie B di Abodi (5 per cento), gli allenatori di Ulivieri (10) e soprattutto i calciatori (20). «Tavecchio favorito? Vediamo chi sono i candidati – ha osservato il numero uno dell’Aic Tommasi – noi vogliamo essere propositivi: sento parlare della “cantera” degli allenatori, ma servirebbe la “cantera” dei dirigenti». Con Albertini pronto al (momentaneo?) addio, del resto, all’orizzonte non si vedono possibili sfidanti dell’esperto Tavecchio (71 anni da festeggiare il 13 luglio), magari giovani 40enni come chiesto da Barbara Berlusconi: «Con tutto il rispetto – ha replicato il numero uno dei Dilettanti – nella vita contano i fatti». E allora è difficile trovare un posto al giovane Paolo Maldini, mentre non è impossibile la conferma del direttore generale Valentini.

Per la scelta del successore di Prandelli c’è invece un solo imperativo: risparmiare. «Siamo noti nel mondo per il centro di Coverciano e abbiamo tecnici preparati – ha spiegato Tavecchio – bisogna sfruttare questo patrimonio. Vorrei una persona di alto prestigio assistito da giovani. E il compenso non potrà mai essere milionario». Dunque salgono le quotazioni di Zaccheroni e Guidolin o magari Cabrini, già ct delle ragazze. E attenzione a Tardelli, nome dell’ultima ora. Difficile, invece, pensare ad Allegri o Mancini, candidature sostenute dalle due principali leghe per rilanciare l’entusiasmo attorno alla nazionale, ma fuori portata economica se non propensi a onerose rinunce. Una novità importante in un nuovo corso segnato per il resto dalla continuità: la rivoluzione può attendere.

IL TEMPO