IL MONDO GUARDA AL BRASILE LA CROAZIA PRIMO OSTACOLO

mondiali 2014

Il mondiale dei Mondiali. Il Mondiale in Brasile. Il Mondiale del Brasile. Enorme l’attesa per la Selecao di Scolari, come la pressione. Felipao prova ad esorcizzarla con un sorriso: «Io dormo tranquillo», dice nel giorno della grande vigilia. Grande favorita la nazionale verdeoro all’inseguimento della sesta coppa del Mondo. Un appuntamento irripetibile con la storia, da non fallire: tutto il popolo brasiliano spinge per iltrionfo nella propria terra.
C’è ancora da cancellare il dramma sportivo del 1950: la sconfitta in finale contro l’Uruguay al «Maracanà». E la Celeste di Cavani è tra le possibili sorprese di Brasile 2014, insieme all’Italia e al Belgio, anche se in prima fila con il Brasile sono allineate la Spagna, campione in carica, la Germania arrivata al pieno della maturazione e l’Argentina di Messi alla ricerca del titolo che manca dal 1986 in Messico con Maradona. Un passo alla volta predica Scolari. «Ai Mondiali si può vincere anche 1-0, non sempre puoi fare le goleade. Fondamentale è lo spirito di squadra, la voglia di sacrificarsi di tutti, a cominciare dalle stelle, proprio come fa Neymar», dice sorridendo al fuoriclasse seduto al suo fianco in conferenza stampa all’«Itaquerao».
IL PRIMO OSTACOLO
Il primo ostacolo è la Croazia, qualificatasi al Mondiale attraverso la porta secondaria, dopo lo spareggio vinto con l’Islanda. Una formazione europea, però, sempre ostica, arcigna in difesa e abilissima in contropiede: squadra rivelazione a Francia ’98 quando arrivò addirittura in semifinale da esordiente assoluta. Il ct Novac non avrà Mandzukic, squalificato, l’attaccante del Bayern Monaco, il valore aggiunto del gruppo, assenza pesante. I pericoli maggiori possono partire da Modric, stella del Real Madrid e da Rakitic, passato dal Siviglia al Barcellona. 
Ma gli occhi sono puntati innanzitutto su Neymar, il fuoriclasse assoluto pronto a dimostrare al mondo di essere il più forte di tutti, anche di Messi e Cristiano Ronaldo. Le sue giocate sono sempre decisive, è lui ad accendere il Brasile, straordinaria la sua media gol in nazionale: 30 reti in 47 partite. Non solo reti per il Fenomeno che indossa la maglia numero dieci, quella che fu di Pelè: la differenza la fa con gli assist per Fred, il «Matador». 
Il Brasile dei palleggiatori, della qualità offensiva al di sopra della media, la nazionale dei sogni da sempre, quella che non butta mai via il pallone. Ma anche una squadra con la giusta dose di umiltà trasferita da Scolari, tecnico dalla mentalità europea, pratico al punto giusto per arrivare fino in fondo. Primo esame contro la Croazia. «Stiamo bene, direi all’ottanta per cento della forma e il primo obiettivo è passare la fase a gironi». 
Brasile campione l’ultima volta nel 2002, in Giappone, in finale sulla Germania. Sulla panchina c’era anche allora Scolari. «Sì, ci sono delle cose in comune tra le due nazionali, soprattutto un gruppo molto unito. Sono più sereno rispetto all’esordio di quel Mondiale contro la Turchia». La Selecao troverà sempre squadre chiuse, spazi ridotti e marcature ruvide su Neymar, toccato duro anche nell’ultima amichevole contro la Serbia, vinta 1-0, qui a San Paolo ma al «Morumbi». «Il gioco duro su Neymar? Non devo temere questo, c’è l’arbitro per garantire questo tipo di situazioni e a prendere provvedimenti». 
L’ARBITRO GIAPPONESE
L’arbitro è il giapponese Nishimura, l’ultima volta non portò fortuna al Brasile ai Mondiali 2010: fu lui a dirigere il match dei quarti di finale persi contro l’Olanda. Ma Scolari non si preoccupa della scaramanzia: «Io dormo sereno». Contro la Croazia la prima verifica: parte il Mondiale delle stelle. Un mese da vivere tutto di un fiato fino al 13 luglio, giorno della finale al Maracanà. Dove qui tutti, ma proprio tutti vogliono che sia il Brasile.

Il Messaggero