Il legale di Riina potrà sentire Napolitano

GIORGIO NAPOLITANO 6

ROMA Nuovo colpo di scena nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia degli anni Novanta cui è connessa la testimonianza di Giorgio Napolitano, prevista per martedì della prossima settimana. La Corte di assise di Palermo ha accolto una richiesta del difensore del boss mafioso Totò Riina, stabilendo che il legale potrà porre domande al capo dello Stato su quanto accadde nell’estate del 1993 nel periodo delle stragi mafiose di Roma, Firenze e Milano.
ATTI RISERVATI
In particolare le domande dovrebbero riguardare i documenti depositati nella scorsa udienza dai pm del processo, e cioé atti riservati del Sismi sul pericolo di attentati nei confronti di Napolitano, che allora ricopriva la carica di presidente della Camera. Nell’ordinanza emessa ieri il collegio presieduto da Alfredo Montalto ha definito «rilevante» la nuova documentazione e quindi l’ha ammessa agli atti del processo, ampliando di fatto il capitolato della testimonianza di Napolitano. Ma la stessa Corte – pur accogliendo la richiesta dell’avvocato di Riina, Cianferoni – ha precisato che «proprio per le prerogative costituzionali di cui gode il Presidente della Repubblica, non si può prescindere dalla sua disponibilità». E che la Corte «non potrà che prenderne atto». Insomma, la parola definitiva sull’intera questione spetterà a Napolitano.
LE REAZIONI
Dal Colle non trapela per ora alcuna reazione. Un «no comment» in linea con quel rigoroso riserbo che il capo dello Stato si è imposto sin dal momento in cui ha comunicato la propria disponibilità a deporre su quella famosa lettera del consigliere giuridico Loris D’Ambrosio del giugno 2012 (poco prima della scomparsa di questi) in cui manifestava il timore di «diventare un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi nel periodo tra il 1989 e il 1993». In una lettera alla Corte il capo dello Stato aveva spiegato di non avere raccolto ulteriori indicazioni su quei di timori di D’Ambrosio.
DOMANDA SPECIFICA
Tuttavia – spiegava una successiva nota quirinalizia – se i giudici, i pm e gli avvocati vogliono una testimonianza formale su quel punto, il capo dello Stato è disposto a darla. Quindi è difficile che il 28 ottobre prossimo l’udienza possa essere allargata a temi non previsti. Anche se – di fronte ad una domanda specifica del legale di Riina – il capo dello Stato potrebbe pure decidere di rispondere per non alimentare ulteriori polemiche. D’altra parte, la stessa Corte di Palermo – pur ritenendo legittima la richiesta dei legali del boss mafioso, anche perché essa si riferisce ad un periodo in cui Napolitano non ricopriva la carica di Presidente della Repubblica – non esclude che l’«esame diretto» del teste possa slittare e avvenire in un secondo tempo (cioé tra un anno).
IL SILENZIO
Beninteso, il silenzio del Quirinale non significa che il capo dello Stato non valuti con qualche fastidio e disappunto i tentativi di strumentalizzazione e le provocazioni (si ricordi la richiesta, respinta dalla Corte, di Riina e Bagarella di assistere in videoconferenza dal carcere all’udienza). Tutto invece avverrà nel più rigoroso rispetto delle regole e sulla base delle precedenti testimonianze rese volontariamente da Pertini e Ciampi.
I DETTAGLI
Lo staff giuridico del Colle ha stabilito che non ci saranno computer, telefoni cellulari o «altri strumenti di registrazione» durante l’udienza. Allo stato attuale, non è previsto alcun «pool» giornalistico in collegamento con il Quirinale. Poiché l’udienza non è segreta, ci sarà l’ordinaria audioregistrazione e tutto sarà verbalizzato.

IL MESSAGGERO