I tormenti del boss sotto assedio «Ma io non mollo»

galliani

Assediato, contestato, all’improvviso bersaglio principale negli amari giorni della crisi del Milan. Plenipotenziario per 28 anni, dimezzato dal 19 dicembre scorso con l’insediamento di Barbara Berlusconi, tutto è diventato più difficile per l’a.d. rossonero Adriano Galliani. Il boss, il manager apprezzato e osannato all’improvviso attira le critiche più disparate: compreso quel velenoso «si sente onnipotente» di Paolo Maldini. Di fronte a questa raffica di accuse lui si tappa la bocca il più possibile. Almeno in pubblico. Eppure l’istinto del grande comunicatore alla fine emerge. E ai microfoni della Rai concede un solo sussulto, ma vigoroso: «Sento Silvio Berlusconi ogni giorno, anche oggi (ieri, ndr ). Io non mollo».

Determinato Il dirigente brianzolo è determinato, nonostante questi non siano i suoi giorni migliori. In privato l’umore è altalenante e a momenti di lavoro frenetico ne alterna altri di preoccupata riflessione. L’esperienza gli insegna che deve prevalere la razionalità. Ma non è facile gestire un ambiente ferito dai guai tecnici e spaccato dalle incertezze generali.

Ferito Quel comunicato della curva Sud di venerdì sera l’ha ferito. E non poco. In tanti anni mai gli ultras avevano osato metterlo in discussione. Gli obiettivi erano sempre altri. Stavolta, invece, la mira è stata presa contro lo storico braccio destro di Silvio e l’impertinente Mario Balotelli, il talento da troppo tempo in incubazione. Così ieri ha ammesso quanto lo abbiano turbato quei cori al curaro di domenica a San Siro: «Non voglio parlarne, ma sono amareggiato». Di più, molto di più. Non a caso sabato scorso Galliani ha subito ottenuto udienza ad Arcore dal presidente, l’amico fraterno da circa 35 anni. Un faccia a faccia che non s’è discostato da quelli degli ultimi mesi. Già in due occasioni il vice presidente vicario ha rimesso il mandato sull’onda del j’accuse di Barbara all’indomani della fragorosa sconfitta interna con la Fiorentina. Ma il proprietario del club ha medicato quella ferita con il varo dell’ormai noto duopolio. Una spartizione sancita dai manager della Fininvest con un patto valido addirittura sino alla fine del 2018.

Niente cambi Così neanche stavolta Silvio ha preso in considerazione l’idea di separarsi. Al contrario ha ribadito a Galliani la volontà di contare sul suo apporto in prima linea, condita da una considerazione: «Sono in tanti a prendersela con me. Supereremo insieme anche questo momento». Il rapporto personale evidentemente non ha scalfitture. E Galliani recita la parte senza incertezze, quasi con devozione. Eppure il cielo è tutt’altro che limpido. Dopo l’umiliazione con il Parma ecco un nuovo blitz nella guerriglia mediatica che ormai sta frantumando le certezze del mondo rossonero.Un dispaccio Ansa lunedì attribuisce a Berlusconi una serie di pesanti accuse dirette all’ormai consueto destinatario: «Seedorf non si discute, è tutta colpa di una squadra costruita male». Un fuoco amico troppo brutale per essere vero. E, infatti, l’interessato ne prende le distanze. In privato, anzi, emergono inquietanti ricostruzioni sulle fonti della presunta esternazione in ambito politico romano. In ogni caso il silenzio pubblico del presidente lascia in sospeso gli interrogativi sui suoi reali intendimenti futuri.

Analogie Non sfuggano le analogie con le vicende dello scorso maggio. Ricordate lo scoop di Biscardi dopo il fortunoso aggancio alla Champions? In quei frangenti era chiaro che Berlusconi voleva dare il benservito ad Allegri per accogliere subito Seedorf. In quella fase d’incertezza i mormorii prevalevano sui virgolettati. Poi, tutto si chiuse con l’effimera conferma del tecnico livornese. Stavolta, però, la posta in gioco è molto più alta.

Rifondazione Con all’orizzonte una stagione fuori dall’Europa il mondo rossonero deve programmare una rifondazione a questo punto indispensabile. E costosa. Ma con quali risorse finanziare e con quale tipo di progetto? Proprio quest’ultimo è il nodo principale da sciogliere. E tocca ad Adriano Galliani fare la prima mossa, in virtù della sua responsabilità dell’area tecnico-sportiva. Dopo l’addio di Ariedo Braida (destinato alla Samp) l’a.d. deve scegliere il nuovo direttore sportivo per il quale è stato individuato da tempo Sean Sogliano, attuale direttore sportivo del Verona (a cui è legato sino al 2015).

Cambio di linea Il 42enne dirigente varesino interpreta il suo ruolo a tutto campo, è abituato a lavorare a contatto con la squadra e il suo ingaggio comporterebbe un cambio di linea rispetto al passato. Ecco perché Galliani sta riflettendo su questa soluzione, tutt’altro che accantonata a dispetto delle voci più recenti. Ma è altrettanto evidente che il Milan non può sbagliare questa mossa. Per paradosso Sogliano è proprio il candidato ideale perché conta anche sul gradimento di Barbara (che lo avrebbe ingaggiato insieme ad Albertini e Fenucci), ma prima della stretta di mano è necessario intendersi sulla linea da condividere.

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