Grecia, Berlino boccia il piano Tsipras

Alexis Tsipras, Pablo Iglesias

«All’Eurogruppo non ci sarà nessun accordo su un nuovo programma» per la Grecia: se il governo di Alexis Tsipras non vuole gli aiuti europei «allora è finita». Con brutale franchezza, il ministro delle Finanze tedesco, Schaeuble, ieri ha spazzato via le speranze di un rapido compromesso con Atene nella riunione straordinaria dei ministri delle Finanze della zona euro oggi a Bruxelles. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, dovrebbe presentare ai partner un nuovo piano in quattro punti e rifiutare formalmente l’estensione del programma di assistenza finanziaria in scadenza il 28 febbraio, che costringerebbe il suo governo a rispettare gli impegni su riforme e risanamento. «Quale percentuale del memorandum accettiamo? Zero», ha detto il ministro delle Finanze greco davanti al Parlamento, promettendo uno «scontro» all’Eurogruppo. Ma i creditori internazionali «non possono negoziare su qualcosa di nuovo», ha avvertito Schaeuble.
LE CONDIZIONI
Gli investitori aveva accolto con entusiasmo il piano Varoufakis. Prima delle dichiarazioni di Schaeuble, la Borsa di Atene aveva chiuso con un rialzo dell’8%, con i rendimenti sui titoli greci in calo. Il primo punto della proposta di Varoufakis prevede di concedere ad Atene 10 miliardi di finanziamento ponte fino a giugno, grazie all’emissione di 8 miliardi di titoli greci a breve scadenza e al trasferimento di 1,9 miliardi di profitti che la Banca Centrale Europea ha realizzato sui bond comprati nel 2010. In alternativa, il governo greco vorrebbe utilizzare gli 11 miliardi del fondo di ricapitalizzazione delle banche, finanziato con gli aiuti europei. Per allentare la stretta dell’austerità, Varoufakis punta a ridurre l’avanzo primario richiesto per quest’anno dal 3 al 1,9%. In cambio, il governo Tsipras si impegnerebbe a realizzare il 70% delle riforme già concordate con la Troika e a compensare il resto con altre misure preparate insieme all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ottenuto il finanziamento ponte, la Grecia e i suoi creditori internazionali dovrebbero avviare il più ampio negoziato sulla ristrutturazione del debito, con l’ipotesi di uno scambio di titoli.
Il braccio di ferro tra Atene e i suoi creditori rischia di protrarsi oltre il prossimo Eurogruppo del 16 febbraio, data ultima per arrivare ad un accordo e consentire ai parlamenti nazionali di ratificarlo, senza rilanciare il pericolo di una bancarotta e di un’uscita dall’euro. Per superare lo stallo serviranno «enorme pragmatismo e molta buona fede da parte di tutti gli attori», ha detto il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Secondo il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, «siamo agli inizi di un percorso che alla fine sarà positivo». Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha escluso «l’ipotesi di una Grexit», assicurando comunque che il rischio di un contagio all’Italia «è molto più basso» rispetto al 2011-2012. «Un’uscita della Grecia non è uno scenario. Non c’è piano B», ha detto Moscovici.
In realtà, un incidente che porti alla Grexit preoccupa Londra e Washington. «I rischi di un errore di calcolo o di un passo falso che porti a un pessimo risultato stanno crescendo», ha avvertito il ministro delle Finanze britannico, George Osborne. Il segretario al Tesoro americano, Jack Lew, ha chiesto agli europei di essere «pragmatici». Senza una forma di assistenza finanziaria ad Atene, la Bce potrebbe tagliare la liquidità straordinaria alle banche, innescando un processo che rischia di portare ai controlli sui capitali o all’uscita dall’euro. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha ricordato che il programma Emergency Liquidity Assistance che tiene a galla le banche deve sottostare a strette condizioni.

Il Messaggero