Germania, nel voto di Berlino schiaffo a Merkel. Cdu al 17,6%. Seggi all’Afd col 14,1%

ANGELA MERKEL 3

A giudicare dalle prime proiezioni, Berlino perde la sua grande coalizione e anche se la Cdu resta in seconda posizione e spazza via lo spettro del Meclemburgo-Pomerania, dov’era finita dietro i populisti dell’Afd, crolla al 17,6%.

Per la Cdu è il peggior risultato di sempre. Ma l’interpretazione del significato di quest’ennesimo schiaffone per Angela Merkel lo fornisce il parlamentare Michael Grosse-Broemer, che ha ammesso in serata la sconfitta, ma ha anche ricordato che la Cdu “resta il secondo partito nella capitale”.

Per Merkel l’incubo sarebbe stato scivolare in terza posizione, ma anche un risultato troppo sconvolgente dell’Afd, che in alcuni sondaggi era dato al 14%. La cancelliera continuerà a subire i malumori dei suoi avversari e degli alleati bavaresi della Csu, ma la sua poltrona ballerà meno rispetto a quanto avevano pronosticato i più pessimisti. Qualcuno aveva persino avanzato l’ipotesi di un passo indietro.

In ogni caso è chiaro anche da quest’elezione regionale che l’intero quadro politico della Germania si sta trasformando: i partiti si moltiplicano, gli scenari diventano più incerti. A Berlino sono sei le formazioni che hanno superato la soglia del 5% e che siederanno in Parlamento, uno in più rispetto ad ora.

La Spd, il partito del sindaco Michael Mueller, perde cinque punti rispetto al 2011 ma resta il partito più forte con poco più del 22%. I Verdi tallonano da vicino la Cdu e anche se perdono un punto, conquistano il 16,4%. Sorpresa per la Linke che invece fa un notevole balzo in avanti al 15,4%.

I berlinesi sembrano aver appoggiato l’auspicio del sindaco Spd di poter governare con la Linke e i Verdi. Ma la crisi dei due partiti tradizionali, Spd e Cdu, è sempre più grave.

Quello dell’Afd è un risultato comunque mostruoso, per una città tradizionalmente “rossa”: col 14,1% per la prima volta ottengono seggi. E si conferma il loro successo soprattutto nell’Est: nei quartieri orientali prende il 14%, contro il 9% della vecchia Berlino ovest.

Uno dei leader nazionali dei populisti, Jörg Meuthen, ha parlato su Phoenix di un “risultato grandioso, in una città così di sinistra”. L’Afd entra così nel decimo parlamento regionale, e Meuthen ha detto che “tutti sanno ormai che alle elezioni politiche dell’anno prossimo dovranno contare su di noi”. Peraltro secondo il canale tv Zdf il 22% degli elettori dei populisti viene dalla Cdu.

Tornano anche i liberali della Fdp, che superano la soglia di sbarramento e si assicurano di nuovo un posto nel senato cittadino con il 6,5%. Confermato il crepuscolo della “cometa” degli anni 90, i Pirati, precipitati di sette punti poco sotto il 2%. Il loro successo era partito proprio dalla capitale, ora finiscono fuori da questo parlamento regionale.

Mueller si è detto soddisfatto del risultato, nonostante i socialdemocratici siano crollati di cinque punti rispetto alle ultime elezioni del 2011. “Siamo rimasti il partito più forte in questa città”, ha detto, accanto a un raggiante vicecancelliere, Sigmar Gabriel. Ma Mueller ha aggiunto anche “siamo molto arrabbiati per il risultato dell’Afd ma vogliamo dire che rimaniamo una città tollerante e aperta”, citando uno dei principali slogan della sua campagna elettorale.

Il sindaco ha anche scandito davanti ai microfoni che “non ci sarà alcuna collaborazione con l’Afd”. Cdu e Spd non hanno comunque i voti per governare, al di là del fatto che sindaco avesse già escluso una prosecuzione della Grande coalizione. Il segretario generale della Cdu, Peter Tauber, ha dato la colpa al sindaco Mueller: “In cinque anni di governo con la Spd non abbiamo potuto cancellare i dieci anni precedenti di malgoverno rosso-rossoverde”. Però ha ammesso che il risultato “non ci rende contenti”.

Anche il candidato berlinese dei conservatori, Henkel, ha detto che “inutile girarci
intorno: non è una buona giornata per le Volksparteien, ossia per i tradizionali partiti di massa, Cdu e Spd, crollati entrambi di oltre cinque punti in sei anni”. Il risultato “è del tutto insoddisfacente”. Alta l’affluenza, aumentata dal 60,2 al 67,3%.

La Repubblica