Garcia non molla:”Io vado in guerra. Chi può, mi segua”

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Strana la vita. A ottobre suonava un violino virtuale contro i torti arbitrali, a marzo è la Viola a suonare la sua Roma che, a pensarci bene, anche quella ormai è solo virtuale. Rudi Garcia però non fa passi indietro, forte anche dell’appoggio ultrà, che a inizio partita hanno esposto un elegante striscione con su scritto: «Garcia non si tocca, a chi non sta bene calci in bocca», e poi alla fine hanno cantato: «Noi vogliamo undici Garcia».Insomma, allenatore confermato a furor di popolo fino a fine stagione, quando tutti saranno sottoposti ad esame: ma non è escluso che a fine campionato sia lo stesso Garcia a rassegnare le dimissioni. E col d.s. Sabatini che coraggiosamente fa il primo, vero «mea culpa» societario della stagione.

NELLO SPOGLIATOIO L’invulnerabilità però ormai è un lontano ricordo, anche se la possibilità di un ritiro punitivo – smentito dalla dirigenza – scalda i cuori dei più arrabbiati. «Il ritiro? Tutte le cose che servono a unire possono essere utili. Comunque complimenti alla Fiorentina, che ha sfruttato i nostri regali. Quando doni due gol è impossibile qualificarsi. Sono mortificato stasera perché la voglia dei ragazzi c’era, ma contro gli errori individuali non si può fare niente. Non c’è problema tattico o fisico. Ora dobbiamo concentrarci sul campionato e cercare in tutti i modi di difendere il secondo posto perché per fare una stagione accettabile dobbiamo qualificarci in Champions. Ci sono 11 battaglie da fare per vincere questa guerra di tenere il secondo posto, solo lo staff e i giocatori possono fare questo. Ci sono due possibilità: o molliamo – ma io non mollo un secondo fino alla fine -, o alziamo la testa e ci risolleviamo. Mi aspetto questo dai miei. Ho parlato dopo la partita, chi ha la personalità il carattere e l’orgoglio di proseguire bene, chi sarà troppo debole non mi interessa. Voglio tornare al combattimento subito. Servono veri uomini e io andrò sicuramente in guerra. So che in questo spogliatoio c’è carattere, che ognuno di loro può risollevare la Roma, ma ora c’è questo messaggio da dare alla squadra perché il capo deve sempre mostrare l’esempio. Io sono arrabbiato ma soprattutto motivato. Ora siamo soli contro tutti, ma io voglio giocare la Champions il prossimo anno».

IL MEA CULPA Il premio sincerità però lo vince il d.s. Sabatini. «Ho sentito cose molto gravi, ma i tifosi hanno il diritto di contestare. Il ritiro non serve. E’ il caso di isolare le responsabilità. La squadra e l’allenatore hanno scontato gli errori che ho fatto io. In carriera non ho mai fatto un mercato così sbagliato. A gennaio il gruppo aveva bisogno di essere rinforzato in attacco, ma ciò che ho fatto non ha portato risultato. La squadra ha scontato questa assenza. Dovrò tenere conto degli errori che ho fatto, chi fa il mio mestiere fa errori e i miei sono venuti subito allo scoperto. Non me la caverò gratis, ne terrò conto. Salah è un rimpianto, non prenderlo è stato uno sbaglio. E’ una responsabilità esclusivamente mia. Ma nessuno si dimette e nessuno scappa, anche se in estate dovrò pensare alle conseguenze e ai motivi per cui la squadra ha perso dei punti. A fine stagione faremo i bilanci. Fare il mercato estivo e andare via? Sarebbe un’ipotesi intrigante». Possibile? Diciamo difficile, anche se sono cominciati subito a circolare i nomi di Sogliano e Branca come possibili sostituti.

PALLOTTA CHIAMA Inutile dire che, come succede quotidianamente, anche il presidente Pallotta si è fatto sentire per cercare di capire cosa succede a una squadra in cui credeva profondamente. Lunedì sarà a Roma il suo braccio destro, Mark Pannes, per incontrare i dirigenti del Comune sulla questione del nuovo stadio, ma i tifosi adesso chiedono molto altro e molto più in fretta. Basteranno «undici Garcia»?

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