Fermato Sarkozy: tentata corruzione

Vision for the G20: Nicolas Sarkozy, Klaus Schwab

PARIGI Era pronto a salvare la Francia, ma per il momento deve pensare a salvare se stesso Nicolas Sarkozy. L’ex presidente francese, in stato di fermo da ieri mattina, in tarda serata è stato presentato davanti ai giudici. L’accusa: corruzione in atti giudiziari e violazione del segreto istruttorio. Non era mai successo nella storia della République, mai qualcuno era passato dall’Eliseo alla custodia cautelare. 
Sarkozy è arrivato ieri mattina intorno alle 8 alla sede grigia del nucleo anticorruzione della polizia a Nanterre, all’immediata periferia di Parigi. Probabilmente se l’aspettava. Negli uffici delle due magistrate che da quasi due anni gli stanno sul fiato sul collo, Patricia Simon e soprattutto Claire Thépaut, erano già interrogati da 24 ore il suo avvocato e amico di sempre Thierry Herzog, un giudice della corte di Cassazione Gilbert Azibert e un altro magistrato, Patrick Sassoust. 
INTERCETTAZIONI
Ieri sera Herzog e Aziberg sono stati i primi a presentarsi davanti ai giudici: entrambi iscritti al registro degli indagati. Sono tutti protagonisti delle intercettazioni che hanno rivelato un possibile affare di corruzione e scambio di favori. I giudici dovranno stabilire se, tramite il suo avvocato, Sarkozy ha cercato di ottenere informazioni dai magistrati su inchieste in cui era coinvolto, stabilire se Azibert lo informava costantemente su come andavano le indagini sullo scandalo Bettencourt, il presunto finanziamento di Gheddafi della campagna del 2007, l’arbitraggio Tapie. Capire se esiste una rete di informatori nella giustizia e nella polizia che comunica all’ex presidente le mosse dei magistrati nei suoi confronti. Se è vero che in cambio delle informazioni Sarkozy ha promesso ad Azibert un prestigioso posto a Monaco. Tutto è cominciato con le intercettazioni disposte dalle due magistrate del pool anticorruzione. Primo colpo di scena giudiziario: mai finora un ex presidente era stato intercettato. Non solo. Le magistrate si sono accorte che Sarkozy era stato informato di avere il telefono sotto controllo, e sono riuscite a scovare anche il telefono «segreto», quello a nome di tale «Paul Bismuth» con qui Sarko parlava col suo avvocato usando meno precauzioni. I rapporti sospetti con i magistrati sono stati scoperti quasi per caso. I magistrati avevano disposto le intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti di Gheddafi, hanno invece «sentito» l’ex presidente che faceva pressioni per ottenere il dissequestro delle sue agende che potevano procurargli qualche problema per altre due altre inchieste, l’affare Bettencourt e lo scandalo Tapie. Il fermo arriva nel peggior momento per Sarkozy, proprio quando si preparava a tornare alla politica attiva, a lanciare l’offensiva per riconquistare prima il partito dell’Ump, che a novembre dovrà scegliere il nuovo presidente», e poi l’Eliseo, con le presidenziali del 2017. Ieri i suoi fedelissimi hanno gridato al «complotto» e alla giustizia «a orologeria». Il governo, si è invece limitato a ripetere che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, anche gli ex presidenti. Ma i pezzi grossi dell’Ump, da Alain Juppé a François Fillon, non si sono sgolati per difendere il loro ex presidente, in un momento in cui il partito è lacerato da lotte fratricide. La parola spetta ora ai magistrati. Lo stato di fermo dura 24 ore e può essere rinnovato una volta. Al termine, Sarkozy potrebbe uscire immacolato con un’archiviazione, e pronto a rilanciarsi nell’arena politica, oppure passare davanti ai giudici con un rinvio a giudizio. E rischiare fino a dieci anni di carcere e un milione di euro di multa. 

IL MESSAGGERO