Federer, l’emozione infinita

Roger Federer in action against Borna Coric

Quanto ci mancavano i “momenti Federer”? Oggi ne abbiamo vissuti a iosa, perfino David Foster Wallace ne sarebbe stato estasiato e con lui i milioni di tifosi che hanno seguito le dirette tv e streaming del suo quarto di finale a Wimbledon. Non ci sono discussioni sul fatto che Roger abbia giocato una delle sue più belle e appassionanti partite degli ultimi anni. Come ha commentato a caldo un amico: con lui è un’emozione infinita. Che hanno vissuto da vicino, nel box staff-familiare, il suo ex coach Stefan Edberg, gli attuali Severin Luthi e Ivan Ljubicic, la moglie, la mamma, il papà. A soffrire e, alla fine, a urlare di gioia con lui.

Persi i primi due set, conquistato con la forza di volontà il terzo, il numero 3 al mondo ha rischiato di lasciare anzitempo il suo torneo quando Marin Cilic ha avuto tre match point nel quarto set. Sostenuto dal pubblico della Centre Court che lo adora, lo svizzero li ha annullati e poi è andato a prendersi con merito una vittoria che due ore prima sembrava irraggiungibile. Ma non è stato un miracolo e nemmeno un’impresa titanica. Semplicemente, io e molti altri c’eravamo sbagliati: Federer è in grado, a quasi 35 anni e con una schiena che talvolta scricchiola, di tenere perfettamente cinque set quando dall’altra parte del rettangolo verde c’è un avversario che gioca a specchio, cioè che come lui punta a chiudere in fretta lo scambio sia quand’è al servizio sia quando risponde. Perché questo – un attaccante – è Marin Cilic, tra i giocatori meno decifrabili del circuito ATP: dei quattrodici trofei conquistati in dodici anni di professionismo, uno è uno Slam, gli altri World Tour 250. Per capirci: è come se il Chievo Verona avesse vinto un campionato di Serie A e 13 di Serie D. Dopo l’inatteso exploit agli UsOpen 2014, quando in finale sconfisse Kei Nishikori in tre set (6-3 6-3 6-3), ha prevalso nel 2014 e nel 2015 nello stesso torneo autunnale, la Kremlin Cup, battendo lo stesso avversario, Roberto Bautista Agut, con lo stesso risultato, 6-4 6-4. Gli altri risultati significativi sono stati l’anno scorso i quarti raggiunti a Wimbledon e la semifinale a Flushing Meadows, più le finali perse quest’anno con Nick Kyrgios a Marsiglia e con Stan Wawrinka a Ginevra. Bottino alquanto scarso per un potenziale Top 10 fisso.

Eppure quando si esprime come oggi nei due set iniziali, il ragazzo di Medjugorje (che non si chiama Marin per caso) può battersela con chiunque. Il primo scorcio del quarto di finale sull’erba polverosa della Centre Court vede Cilic avere la meglio: preciso e potente, soprattutto molto mobile, nel primo set costringe Federer al tie break, va avanti cinque punti a zero, si distrae e si lascia quasi raggiungere. Nel secondo set il croato classe 1988 conduce autorevolmente le danze grazie al break ottenuto al terzo game.

Nel terzo set Roger cambia registro, alza il ritmo e migliora la percentuale al servizio. Rientra in partita, ritrova la fiducia e la voglia di lottare. Con una classe e un’autorevolezza che lasciano ammirati, agguanta il quarto set. Nonostante i sette anni a fare di Cilic, è lui a cedere fisicamente e nervosamente. Così Federer mette al sicuro il quinto set. Tenuto conto del 56 game giocati in 3 ore e 17 minuti (6-7 4-6 6-3 7-6 6-4), impressiona la freschezza dell’ex numero 1 ATP all’uscita dal campo. Domani riposo, venerdì Milos Raonic, che ha regolato con la strapotenza del servizio le velleità del sopravvissuto americano Sam Querrey (6-4 7-5 5-7 6-4).

La Repubblica