Falso in bilancio, la stretta del governo

CRISI

Modifica dopo modifica, il testo dell’emendamento sul falso in bilancio alla legge anticorruzione è arrivato in commissione giustizia al Senato ieri pomeriggio. E stavolta sembra riuscire nel duplice obiettivo di accontentare praticamente tutta la maggioranza e far cessare l’ostruzionismo da parte di Forza Italia. Tanto che il presidente del Senato Pietro Grasso, che alcuni giorni fa aveva polemizzato sul fatto che la sua proposta di legge, presentata più di 350 giorni fa, non fosse ancora arrivata in aula, ora si dice soddisfatto: «C’è una buona notizia. Alleluja, alleluja! Il famoso emendamento sul falso in bilancio è arrivato e questa è una novità importante». Il battagliero presidente Nitto Palma (FI) ammette che la mediazione c’è: «Siamo soddisfatti per l’arrivo dell’emendamento, anche se non gridiamo Alleluja».
Il testo definitivo, pur eliminando le soglie di punibilità, tiene conto delle richieste degli imprenditori e in particolare da Confindustria. Circoscrive la condotta illecita alla commissione di «fatti materiali» (prima il riferimento era alle più generiche «informazioni non rispondenti al vero») e si mostra clemente con le imprese piccole e medie. Il reato di falso in bilancio viene quindi scaglionato in almeno tre fasce di punibilità. Pene pesanti, da tre ad otto anni, solo per i vertici delle società quotate che «consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge», dice il testo.
I FATTI «RILEVANTI»

Il riferimento a fatti materiali «rilevanti» non rispondenti al vero è stato inserito anche in tutte le fattispecie riguardanti le società non quotate ma sottoposte alle procedure di fallimento, che rischiano pene da uno a cinque anni. C’è poi una attenuante che riduce la pena all’intervallo sei mesi tre anni, qualora i fatti relativi alle società non quotate siano «di lieve entità tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta». Infine, per le imprese piccole e piccolissime, quelle che non sono neppure sottoposte alla legge fallimentare, la pena è sempre da sei mesi a tre anni, ma la procedibilità è ancorata alla querela di parte. Sia per le piccole, sia per le medie imprese, è poi prevista una scriminante di non punibilità se la violazione è lieve e commessa in modo non abituale.
ORLANDO SODDISFATTO

Il governo non nasconde la propria soddisfazione. «Abbiamo aumentato le pene e le soglie di punibilità sono state superate. Un testo efficace per la lotta alla corruzione», ha detti il Guardasigilli Orlando spiegando che, seppure la settimana sarà dedicata ai subemendamenti, il testo complessivo arriverà presto in aula. Anche Matteo Renzi ha fatto circolare la sua dichiarazione: «Pena aumentate e prescrizione raddoppiata». In realtà, anche se il testo sulla prescrizione è arrivato ieri in aula alla Camera, l’aumento dei tempi votato in commissione non ha ancora ottenuto l’ok di Ncd. Nel giorno dell’ennesima retata per mazzette nelle opere pubbliche, l’unica boccata d’ossigeno per il governo arriva dall’Ong Transparency International che ha promosso il semestre di presidenza italiana dell’Ue per l’impegno dimostrato su alcune tematiche anticorruzione.

Il Messaggero