Europee, Berlusconi chiude: i miei figli non si candidano Scontro tra i forzisti

SILVIO BERLUSCONI 3

ROMA Marina e Barbara Berlusconi non entreranno in politica, anche se la figlia più piccola scalpita. E’ proprio l’ex premier, al termine dell’assemblea dei circoli Forza Silvio di Roma, a smentire le voci riguardo alla candidatura al Parlamento di Strasburgo. «Sono tutte invenzioni della stampa. I miei figli non saranno candidati nelle nostre liste per le Europee», taglia corto. E con ciò mette la parola fine a tutte le ipotesi. Anche perché, in qualche modo, intende restare in campo in prima persona. «Insomma, non ha nessuna voglia di ritirarsi a vita privata», racconta chi lo ha incontrato dopo l’interdizione dai pubblici uffici.
Il problema più importante da risolvere è come rendere evidente il richiamo al leader supremo di FI. E la soluzione è sempre la stessa: inserire il nome di Berlusconi nel simbolo, cosa che, sottolinea il presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, «non incontra ostacoli. Non è da escludere che possa esserci un’indicazione nominativa, che faccia parte del simbolo del partito e che costituisce un richiamo ideale».

POCHI PARLAMENTARI
Pochi i parlamentari presenti alla kermesse romana dei club, coordinati da Marcello Fiori, sempre più nelle simpatie del presidente forzista. Notati solo Maurizio Gasparri, Renata Polverini, Francesco Giro e Ignazio Abrignani, fedelissimo di Verdini, che si affretta a garantire che «Denis non ha nessuna intenzione di dimettersi e resta saldamente al suo posto, accanto a Berlusconi». In verità, il coordinatore di Forza Italia, artefice dell’accordo con Renzi sulla legge elettorale, non ha affatto gradito gli attacchi di Francesca Pascale. Ma di qui a lasciare il suo incarico ce ne corre. Però Verdini, proprio dopo le accuse della fidanzata di Berlusconi, è diventato il collettore del disagio che attraversa i vecchi colonnelli forzisti, che continuano a premere per essere candidati alle Europee. E se la tensione dovesse salire troppo, Verdini potrebbe far pesare la sua influenza e rendere molto, molto arduo il cammino dell’Italicum in Senato.
Che il partito fibrilli, comunque, è un dato di fatto. Scalpitano in molti, a cominciare da Raffaele Fitto e Claudio Scajola, il quale avverte: «Abbiamo perso appeal, per vincere alle Europee servono candidature di peso». Spinte e controspinte che aumentano il disagio tra i forzisti. Tanto che una vecchia volpe come Maurizio Gasparri, su Twitter, lancia un ammonimento: «La ricreazione è finita, è ora di suonare la campanella». Un segnale diretto a quanti «coltivano troppe ambizioni personali», ma anche un pro-memoria al leader «affinché decida sulle liste per le Europee e ci dia la linea sulle riforme, a cominciare da quella per il Senato». Al momento, infatti, Berlusconi non ha preso nessuna decisione. Si limita a dedicarsi ai club e alla selezione di volti nuovi da inserire nelle liste, mentre ostenta disinteresse per le beghe interne a Forza Italia. E all’assemblea romana evita accuratamente di nominare la parola «partito».Come al solito, invece, torna ad attaccare la magistratura, «contropotere dello Stato», chiede di «abbassare le tasse» ed evoca «i quattro colpi di Stato che hanno portato al governo persone che non sono state votate». Unica novità l’attacco a Matteo Renzi, «che può anche togliersi la giacca, ma non ha poteri». Poi, il consiglio di «non andare in Europa per ricevere sorrisi e pacchi sulle spalle, ma consapevoli dei propri diritti. E se qualcosa non va, bisogna mettere il veto».

IL MESSAGGERO