Debiti della Pa scontro Ue-governo Delrio: «Pronti a pagare subito»

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BRUXELLES Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è un atto «incomprensibile». Secondo il sottosegretario agli Affari Europei, Sandro Gozi, è una «grave strumentalizzazione dell’Europa e un atto di irresponsabilità contro l’Italia». 
La decisione di Antonio Tajani, a pochi giorni dalle sue dimissioni da commissario europeo all’Industria per entrare all’Europarlamento, di lanciare una procedura di infrazione contro l’Italia per i ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione ha provocato un duro scontro tra il governo Renzi e Bruxelles. «L’Italia è il peggior pagatore d’Europa», ha spiegato ieri Tajani: «la Grecia paga in 155 giorni. L’amministrazione italiana in 180 giorni, sei volte il massimo consentito dalla direttiva» sui ritardi dei pagamenti. Un decreto, che a breve sarà convertito dal Parlamento, non è bastato a convincere Tajani. «Abbiamo valutato il testo. Le misure sono insufficienti per rispondere ai rilievi contenuti nella lettera di messa in mora», che costituisce l’avvio dell’infrazione, ha spiegato il commissario. Il governo ha un mese per rispondere, prima della possibile adozione di un parere motivato che potrebbe portare l’Italia davanti alla Corte europea di Giustizia. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio assicura: «Siamo pronti a pagare i debiti da subito, non abbiamo problemi di pagamento».
Entrata in vigore nel 2013, la normativa comunitaria fissa a 30 giorni il limite entro cui imprese privati e istituzioni pubbliche devono pagare le fatture, consentendo un massimo di 60 giorni per alcuni settore particolari come la sanità. 
LE MOTIVAZIONI
Tajani ha contestato l’applicazione della direttiva non solo per i tempi dei pagamenti, ma anche per il tasso di interesse di mora inferiore al 8% e la troppa discrezionalità lasciata alla PA nel definire il momento di stato di avanzamento lavori che consente alle imprese di emettere fattura. Anche se esclusi dalla procedura di infrazione, i debiti arretrati rappresentano un altro elemento di scontro. «E’ una delle ragioni per cui manca liquidità», ha detto Tajani: «mettere 75 miliardi significa la più grande manovra di sempre a favore di imprese e lavoratori». Secondo Tajani, la Commissione è pronta ad accettare un aumento del debito dal 133 al 137% del Pil per permettere all’Italia di rimborsare gli arretrati entro il 2015. Ma il governo deve anche «modificare il patto di stabilità interno» perché la norma che prevede sanzioni per gli amministratori che rimborsano le imprese «è contraria» alla direttiva.
«Sono francamente sorpreso», ha risposto Padoan: «se c’è una cosa che è stata fatta è una decisa spinta proprio ai pagamenti delle PA». Gozi ha accusato Tajani di far «prevalere un approccio burocratico utilizzando il suo incarico (di commissario) a pochi giorni dalla cessazione per fare politiche di parte”. Per il sottosegretario, «la cosa più paradossale è che sceglie di puntare il dito su un problema che il governo Renzi ha assunto come priorità della sua azione riformatrice». Renato Brunetta, ha invece difeso Tajani, ricordando che Padoan dovrebbe «ringraziarlo per quanto fatto i primi di giugno con grande senso dello Stato per evitare la bocciatura del Def a causa del rinvio del pareggio di bilancio». Nella riunione dell’esecutivo comunitario, tutti i commissari hanno sostenuto la procedura di infrazione contro l’Italia. «E’ inconcepibile che le imprese italiane vengano pagate in 180 giorni, mentre quelle austriache in 30», spiega un alto funzionario europeo che ha seguito il dossier: «è uno svantaggio competitivo enorme ai danni di tutto il paese».

IL MESSAGGERO