Dama bianca, nel mirino viaggi in Sudamerica

federica gagliardi DAMA BIANCA

NAPOLI Un trasporto di droga finanziato e organizzato da broker del narcotraffico, destinato ad alimentare le piazze di spaccio, a Napoli e a Roma, gestito da diverse organizzazioni malavitose. È questo lo scenario ipotizzato dagli investigatori che indagano sull’arresto di Federica Gagliardi, bloccata giovedì all’aeroporto di Fiumicino, che nascondeva nel trolley e nello zainetto 24 chili di cocaina.
La «Dama Bianca» proveniva da Caracas, e come abbia fatto il bagaglio a mano a superare i controlli dello scalo venezuelano rappresenta uno dei tanti interrogativi che gli inquirenti stanno tentando di dipanare. Ma è l’intera vicenda a presentare aspetti assai anomali se confrontata con le complesse tecniche escogitate dai trafficanti di stupefacenti venute alla luce in centinaia di inchieste, a cominciare dal quantitativo ingentissimo di droga rinvenuto, trasportato tra l’altro senza le consuete precauzioni adottate dai corrieri. Le possibilità che venisse intercettata ai controlli di frontiera erano infatti elevatissime e solo una persona convinta di godere di coperture o sicura di apparire assolutamente insospettabile – ritengono gli inquirenti – avrebbe potuto accollarsi un incarico simile.
Gli inquirenti prendono così in considerazione l’ipotesi che la donna contasse sul fatto che, avendo fatto parte in passato dello staff che nel 2010 accompagnò l’allora premier Berlusconi al G8 in Canada e in visite ufficiali a Panama e in Brasile, fosse ridotto al minimo il rischio di essere individuata allo scalo.