Cosa hanno detto Renzi e Napolitano su “giustizialismo” e intercettazioni

Matteo Renzi press conference, Rome

Sì alla giustizia, no alla “barbarie del giustizialismo”. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è tornato a parlare di giustizia, nell’aula del Senato, nell’intervento tenuto nella discussione sulle mozioni presentate dalle opposizioni dopo il caso Tempa rossa che ha portato alle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi.

Questo Paeseha detto Renzi – ha conosciuto figure di giudici eroi che hanno perso la vita ma anche, negli ultimi 25 anni, pagine di autentica barbarie legata al giustizialismo. Un avviso di garanzia è stato per oltre 20 anni una sentenza mediatica definitiva, vite di persone perbene sono state distrutte mentre i delinquenti avevano il loro guadagno nell’atteggiamento demagogico e populista di chi fa di ogni erba un fascio”. Questo non vuol dire che il governo attacca la magistratura, anzi, ha assicurato Renzi, “la vicenda di Potenza per noi non è chiusa: ci auguriamo che i magistrati di Potenza siano messi in condizione velocemente di concludere le indagini. Ce lo auguriamo prima che per gli indagati perché ci sono 400 persone da domani in cassa integrazione, i dipendenti dell’Eni di Viggiano. I giudici devono parlare con le sentenze e noi li incoraggeremo, ma le sentenze devono arrivare presto perché vogliamo sapere chi è responsabile, chi è colpevole, chi ruba”. Però per il governo e per il Pd, ha ribadito, “un avviso di garanzia non è mai una condanna”. E questo vale per tutti:“All’assessore del Movimento 5 stelle a Livorno non chiederemo mai le dimissioni perchè crediamo che i processi si facciano nelle aule di tribunale”. Però, rivolgendosi ai senatori grillini che in aula hanno “rumoreggiato” alle parole di Renzi sulla giustizia, il premier ha rinnovato la sfida: “Alla fine l’unico procedimento penale sarà quello di diffamazione verso il Pd di cui vi chiameremo a rispondere e su cui spero che rinuncerete all’immunità parlamentare”.

Sulla vicenda Tempa Rossa in particolare, Renzi ha rivendicato l’azione del governo, perché “cercare di sbloccare l’Italia non è reato”. E non solo, ha detto, nell’inchiesta di Potenza “non c’è alcuna ipotesi di corruzione che riguarda questo governo”, ma non c’è stato neppure alcun cedimento alle lobby: “Nella formazione del procedimento parlamentare è evidente che ascoltiamo tutti e poi facciamo noi. Questo significa avere la spina dorsale dritta, questo significa essere politici e politiche, rispondiamo di quel che facciamo, a viso aperto”. A commentare le parole di Renzi contro il giustizialismo è intervenuto anche il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ci sono stati casi gravi di montature scandalistiche e giornalistiche contro persone che hanno ricevuto un avviso di garanzia e poi sono state totalmente scagionate, ma hanno pagato un prezzo altissimo dal punto di vista personale e della vita privata”. “Vengono anche pubblicate intercettazioni ‘manipolate’, pezzi di conversazioni estrapolate dal contesto. Come è successo al mio consigliere D’Ambrosio, che ci ha rimesso la pelle per un attacco cardiaco. E io certe cose non le posso dimenticare”, ha concluso Napolitano.

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