Coppa Davis – Italia doppia beffa, rimonta e sconfitta. Ora la GranBretagna è 2-1, serve un miracolo

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Ha tutti i connotati della grandissima beffa il sabato napoletano di Coppa Davis. Una beffa doppia, tripla, al cubo. Un’Italia che sulla carta poteva giocarsela, una squadra che in campo ha dimostrato poi di potersela più che giocare; un avvio sciagurato, un’uscita a rilento, una rimonta trovata, quasi compiuta, e poi, invece, il punto agli inglesi proprio sul più bello, quando bastava un nulla per trascinarla nella bolgia del quinto set.

E invece finisce male. Anzi, malissimo. Fognini e Bolelli devono arrendersi alla coppia britannica Murray-Fleming, che grazie al 6-3, 6-2, 3-6, 7-5 si porta via il pesantissimo punto del 2-1. Il punto che sposta pesantemente gli equilibri e che complica – e di parecchio – i sogni di gloria della squadra di Corrado Barazzutti. Per proseguire infatti il cammino in Coppa Davis nella giornata di domenica servirà un’impresa: Fognini – questo Fognini –dovrà battere Murray nel primo singolare, poi Andreas Seppi destinare analoga sorte a Ward.

Insomma, un doppio che ancora una volta – come in Canada un anno fa – rischia di essere fatale. Là, la rimonta fu di fatto portata fino al quinto, quando lo spiritato Pospisil si trascinò incredibilmente Nestor alla vittoria; qua, la rimonta, è passata a 2 punticini da portare gli azzurri nella bolgia del set decisivo. Questa volta però il rammarico è più grande sotto tanti punti di vista: il giocare in casa, la superficie super favorevole, il non aver giocato i primi due set, l’essersi fatti “fregare” – e passateci il termine – proprio sul più bello, con una Gran Bretagna praticamente già con la testa al quinto set.

E invece nulla di tutto ciò. Dopo aver concesso i primi due set senza giocare – zero palle break costruite, scarsa reattività in risposta da parte di entrambi, 3 break concessi su 3 chance date agli avversari – Fognini e Bolelli entrano in ritmo ad un passo dal crollo, quando prima annullano 4 palle break nel terzo game del terzo set, e poi breakkano clamorosamente i britannici nel quarto.

La vera partita azzurra nasce esattamente lì. Trascinati più da un Bolelli ad un certo punto spiritato che dal numero 1 azzurro Fognini – la sua condizione fisica, anche oggi, è stata un evidente handicap -, gli azzurri strappano via il terzo di rabbia e entrano nel quarto con l’inerzia del momento. Sembra tutto semplice: il momentum di Bolelli crea un’inerzia psicologica positiva anche su Fognini, ed è l’Italia ad andare avanti di un break. Succede due volte: prima sul 2-1 e poi, subito il controbreak scozzese sul 3-3, anche nel game immediatamente successivo. Gli azzurri salgono così fino al 5-3, e sul turno di servizio di Murray arrivano fino a due punti dal set. Il quinto sembra un epilogo scritto… ma è al quarto che in realtà si ferma l’Italia.

Sì perché il punteggio azzurro non si muove più. Bolelli subisce il controbreak proprio sul più bello, Fleming trova un turno di servizio rapidissimo e Fognini, in un batter d’occhio, si torva sotto 0-40: tre match point. I primi due sono annullati con coraggio, ma sul terzo il dritto tra i piedi del ligure è impossibile da tirar su. Gioisce la Gran Bretagna che, quasi senza aspettarselo, trova il punto del 2 a 1 in maniera più comoda del previsto.

E il rammarico per gli azzurri non può che aumentare guardando cosa succede a Ginevra. Con il Kazakistan sopra 2-1 sulla Svizzera di Federer e Wawrinka, sognare “in grandissimo” era apparso ad un certo punto non così proibitivo. Ora, invece, per incontrare kazaki o svizzeri che siano, serve un mezzo miracolo.