Comunali, Renzi: “Se Pd perde Roma e Milano non mi dimetto”

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante la presentazione del libro di Aldo Cazzullo 'Basta Piangere!' al teatro Argentina, Roma, 26 novembre 2013. 
ANSA/CLAUDIO PERI

“Se il Pd perde a Roma e a Milano non mi dimetterei, assolutamente no. Se il Pd perde a Roma ho l’impressione che salterebbero le Olimpiadi del 2024. Se perde a Milano, vorrà dire che amministrerà Parisi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Otto e Mezzo, su La7. “A Napoli abbiamo fallito – ha ribadito il premier e segretario dem -, è andata male, ma nel napoletano abbiamo vinto in sette comuni su otto. Non torna dare una lettura omogenea sui dati, gli italiani sono più intelligenti dei politici e commentatori”. Quanto alla partita di Torino, “fra Fassino e Appendino ci sono più voti di differenza che fra Giachetti e Raggi. Ma tutti i ballottaggi sono da 1×2, è difficile, è come una finale. Io credo che l’esperienza e la competenza di Fassino possano essere un punto forte”. Renzi esclude di partecipare a iniziative elettorali per il ballottaggio, “non credo, a meno che non ci sia necessità. Noi al secondo turno di solito non facciamo iniziative con la presenza del segretario”.

Renzi è tornato anche sulla guerra delle percentuali e le conseguenti analisi del voto che ha visto protagonisti Beppe Grillo e il presidente dem Matteo Orfini, in particolare, ha sottolineato, “non condivido la lettura per cui queste elezioni le ha vinte il Movimento Cinque Stelle”. “Io rispetto molto le osservazioni degli analisti – premette Renzi – ma ho sempre detto che alle amministrative si sceglie il sindaco. Non si possono spiegare altrimenti dei risultati a macchia di Leopardo. E’ un voto diverso: a Bologna abbiamo preso poco meno del 40 per cento. Qualche chilometro più in là, a Rimini, abbiamo preso il 60 per cento”. “I cittadini – aggiunge – non sono ossessionati da Renzi come i politici”.

Ancora sulle amministrative, ecco il tema delle periferie, su cui Renzi ricorda come il governo abbia stanziato 500 milioni: “Il tema esiste e riguarda anche il governo, non solo l’esperienza amministrativa. Esiste un grande tema periferia, tutto è perfettibile e si può fare meglio, ma non c’è dubbio che che sia un tema europeo”, e qui il premier cita ad esempio Parigi.

A chi, soprattutto all’interno del Pd, rinfaccia il danno arrecato in termini di elettorato dall’alleanza con Denis Verdini, Renzi ribatte: “L’alleanza con Verdini è un non tema che riempie i talk da un anno. Non c’è un’alleanza Pd-Verdini in Italia, come non c’era un’alleanza con Verdini o Ncd alle comunali. C’erano diverse alleanze in qualche comune. Ma io sono sostenitore di una legge elettorale, l’Italicum, che prevede il premio alla lista e non alla coalizione. E per cambiare l’Italia – aggiunge Renzi – non vogliamo alleanze. L’Italicum assolutamente non si tocca”. E con l’Italicum, osserva Renzi, “al ballottaggio andrebbero il Pd e Fi, non Salvini nè il M5s”.

“Sulle metafore di Bersani confesso di essere ammirato – aggiunge Renzi, a proposito della “mucca in corridoio” evocata dall’ex segretario dem -. Io penso che il Pd sia nettamente il primo partito d’Italia, senza ombra di discussione. Non ho ancora capito quella del tacchino sul tetto, questa della mucca nel corridoio me la faccio dalla fonte originaria”. Poi, serio: “Bersani, rispetto molto chi da molti anni e con nota coerenza dice che va tutto male nel Pd. Ma penso che non sia così. Ci sono molte partite da gestire, come l’organizzazione del territorio nel Mezzogiorno. Ma il partito ha fatto tante cose e qualcuno dà l’impressione di vergognarsene”. “La legge sul mercato del lavoro – ricorda Renzi -, quella sui i diritti civili, la legge elettorale, se su queste cose non abbiamo il coraggio di rivendicare e non le consideriamo patrimonio del Pd è evidente che c’è un problema. Una parte del Pd non apprezza, ma credo che lo apprezzeranno i cittadini”.

Quel qualcuno è evidentemente la minoranza dem, da cui Renzi parte per una riflessione a uso interno: “Ci sono delle cose che non funzionano? Può darsi: abbiamo un problema di gruppo dirigente. In alcune realtà è coeso, in altre realtà passa le giornate a farsi le scarpe l’un l’altro. Sono consapevole che devo cambiarlo io quel gruppo dirigente. Ma mi stupisce che, anziché parlare delle cose da fare e dei problemi veri, si continui tutti i giorni a fare una guerriglia interna”.

Guerriglia che non si risolve con “un solo vicesegretario del Pd. No, il governo del Pd non lo risolvi con uno o due vicesegretari. Tutto questo è molto autoreferenziale. In questa legislatura strana il Pd sta cercando di scardinare il sistema dall’interno e ridurre il numero dei politici”. Le correnti, aggiunge Renzi, “fanno arrabbiare i nostri: su questo dobbiamo cambiare. Al centro non ci può essere la divisione tra i ‘turbo’ e ‘non turbo’, al centro ci deve essere chi vuole cambiare l’Italia. Piano piano ce la facciamo. Nel partito entriamo col lanciafiamme dopo il ballottaggio, lo assicuro. Macché espulsioni, quelle le fanno gli altri – ha aggiunto -. Si deve mettere al centro chi lavora e non chi sta a pensare solo alla propria carriera”.

Il discorso cade inevitabilmente sul referendum di ottobre, sulle riforme costituzionali. In quell’ottica “i risultati delle amministrative non cambiano niente” dice Renzi, “il referendum è sulla Costituzione e siccome non sono qua perché ho vinto un concorso a premi, se perdo – ribadisce – cambio mestiere”. “In Italia c’è stata davvero la casta – prosegue -. E’ così. C’è stato un sistema che ha visto sindacalisti, in alcuni casi giornalisti, politici, consiglieri regionali… Io credo che la riforma costituzionale non sia la migliore del mondo, ma consente all’Italia di iniziare il futuro. Se attacchi la casta sarà più semplice avere un sistema che funziona”.

“Ancora non abbiamo le percentuali di crescita degli altri Paesi europei. Dobbiamo fare di più – osserva infine Renzi -. Il mondo davanti a noi ha più possibilità ma produce più paure. Chi dice che va tutto bene è un pazzo, va curato, ma è un dato di fatto è che l’Italia del 2016 va meglio del 2015. Se l’Italia si semplifica, riduce il numero dei politici l’Italia diventa vincente. Siamo a metà del guado, dobbiamo lavorare duro e un pò meglio di prima”.

Commentando i dati del Censis sul sistema sanitario italiano, Renzi premette: “Non so valutare i numeri, certo esiste un’emergenza economica perché non solo in Italia chi guadagna di più guadagna sempre di più. Ma noi stiamo intervenendo con misure come l’eliminazione dell’Imu o il piano per la povertà”.

Renzi evoca infine la “dimensione umana” della politica e il rispetto degli avversari. “Mi sono informato sulle condizioni di salute di Silvio Berlusconi, ho chiamato Fedele Confalonieri per chiedergli come stava e augurargli pronta guarigione. Ha detto che è fuori pericolo. Ho visto polemiche anche di alcuni del Pd quando è morto Buonanno, ma io ho chiamato Salvini”.

Ultima battuta sugli Europei di calcio. “Non andrò all’esordio della nazionale italiana in Francia, nel 2014 siamo andati con Delrio a vedere la partita con il Costarica
e abbiamo perso Il Pd finora ha vinto più della nazionale, ma spero che la nazionale vinca gli europei come il Pd”. Quanto al nuovo ct, il premier nega di aver messo bocca: “Si immagina, per di più Ventura allenava il Torino che è gemellato con la Fiorentina”.

La Repubblica