Comunali al rush finale, Renzi contro sinistra e M5S

renzi premier

Con un duro attacco alla sinistra «che gode a perdere» (leggasi Stefano Fassina a Roma e Giorgio Airaudo a Torino, tra gli altri) e ai pentastellati che sono eterodiretti da «mail anonime», Matteo Renzi surriscalda l’ultima settimana di campagna elettorale prima del primo turno per le comunali nelle grandi città. E non è un caso che l’attacco alla sinistra «che gode a perdere» arrivi da Torino, dove Renzi ha partecipato a una manifestazione elettorale al fianco del sindaco ricandidato Piero Fassino. Proprio a Torino, con la candidatura alternativa di Airaudo, potrebbe verificarsi un paradossale nuovo effetto Liguria. Paure, certo, ma è lo stesso “veterano” Fassino a ricordare come «il 20 per cento degli elettori decide se e come votare in questa settimana». È dunque il momento dell’affondo.

«Al compagno Giorgio Airaudo dico: se lui e Landini avessero avuto ragione oggi la Fiat Chrysler non sarebbe più a Torino. Hanno avuto ragione Fassino e Chiamparino, non voi. Abbiamo avuto ragione noi, perciò la Fiat è un gruppo mondiale… C’è una sinistra che gode nel perdere e nel lamentarsi e una sinistra che prova a vincere», sono le parole del premier e segretario del Pd nella città della Fiat. E ce n’è anche per il Movimento 5 stelle, accusato di essere «eterodiretto» e di pensare solo alle espulsioni di chi non si allinea: «Siamo l’unico partito in Italia che non butta fuori quelli che non la pensano come loro, che dialoga e discute, che pensa di essere una comunità, che si guarda negli occhi e non manda mail anonime, non manda persone a dirti ciò che devi fare e non devi».

Prima Torino, poi subito dopo Varese. Oggi Milano, mercoledì Roma, venerdì la chiusura di questo primo round tra Bologna Rimini e Ravenna. L’agenda di Renzi è tutta concentrata sulle amministrative, in questi ultimi giorni. E in vista del voto sembrano anche abbassarsi – anche se l’atmosfera è tesissima – le polemiche all’interno del Pd sul referendum confermativo di ottobre sulla riforma del Senato e del Titolo V. Lo stesso Roberto Speranza, leader della minoranza, rimarca: «I nodi politici ci sono, sono tanti e sono molto seri, ma ne discuteremo soltanto dopo le amministrative».

Eppure è sempre il referendum la vera sfida di Renzi, che anche ieri ne ha voluto parlare in una delle sue consuete e-mail: «È interessante notare come ormai l’Italia abbia smesso di essere un problema a livello internazionale -scrive Renzi ricordando l’ultimo G7 in Giappone -.Il combinato disposto di riforme più stabilità ha prodotto agli occhi dei nostri partner un capovolgimento della visuale molto interessante. Anche per questo insisto, ogni giorno, sempre di più, sull’incredibile valore che avrà il referendum di ottobre, anche per la credibilità del Paese all’estero». Sul tema referendum è intervenuto ieri anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Replicando a Silvio Berlusconi, che aveva definito «aspiranti sudditi» gli imprenditori dell’associazione per la posizione espressa in favore delle riforme costituzionali, Boccia ha precisato: «Stimo il presidente Berlusconi, rispettiamo tutti gli esponenti politici del Paese, siamo dell’idea di non usare mai termini ingenerosi verso nessuno. Ci aspettiamo che tutti lo facciamo verso di noi». Quanto al merito del referendum, Boccia ricorda che «abbiamo già detto che affronteremo il tema del referendum nel consiglio generale del 23 giugno», spiegando che «non vogliamo affrontarlo prima proprio per evitare una sovrapposizione con le amministrative e farlo diventare un caso politico quando la questione delle riforme è un caso che riguarda argomenti e contenuti su cui Confindustria ha lavorato fin dal 2010 e anche prima, dagli anni Novanta».

Il Sole 24 Ore