Cinque Stelle, è donna il candidato sindaco a Milano

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«Non vedo il problema, avrete i dati, faremo un comunicato ma non oggi» dice l’attivista 5 stelle a Tiziano Scolari, cronista che avrebbe solo voluto sapere con quanti voti e con quale percentuale è stata indicata Patrizia Bedori come candidata del Movimento 5 stelle alle prossime amministrative di Milano. La candidata è decisa, ha vinto la sfida a colpi di presentazione pubblica di tre minuti, che tanto ha ricordato un talent televisico, ma nel partito della trasparenza e dell’informatica bisogna pazientare per sapere in quanti hanno votato a queste primarie in forma inedita, per i 5 stelle, in luogo fisico, con applausi live e non like, anche se sono poche centinaia di persone, e anzi forse proprio per questo. 300, o comunque non più di 500, è una conta sommaria dei votanti. I dati veri si avranno martedì.

Nel giorno in cui i Cinque Stelle scelgono Bedori, comunque, sul fronte del Pd è sempre più concreto l’impegno del commissario Expo Giuseppe Sala: «La mia disponibilità a candidarmi di base c’è, altrimenti non sarei qui a parlarne» ha detto da Fazio il candidato prediletto di Matteo Renzi, tanto voluto da palazzo Chigi quando indigesto a chi, nel Pd milanese, si era già preparato alla corsa per le primarie, che comunque a questo punto pare tocchi anche a Sala. Da un lato c’è Sala, che prende quindi ancora tempo, e dall’altro per ora Bedori che così – nell’incertezza dei dem – è la prima candidata ufficiale alle amministrative per il post Pisapia.

Bedori ha 52 anni ed è già consigliera municipale, nella zona 3. È finita sui giornali, una volta, perché votò – obbligata dal suo meet up, anzi dal gruppo facebook di sostenitori locali del Movimento – contro le celebrazioni della giornata della Memoria. Il consiglio di zona voleva stanziare 3mila euro per una serie di iniziative, tre spettacoli sulla Shoah: «Personalmente ero favorevole alle iniziative», disse a ridosso del 27 gennaio 2012, «ma noi eletti siamo solo portavoce. L’assemblea dei militanti ha deciso con un voto online per il no e io ho dovuto adeguarmi».

Nel 2011 il Movimento 5 stelle prese il 3 per cento, in città, eleggendo Mattia Calise – l’allora candidato sindaco, che a questo giro non si ripresenta «per studiare». «Puntiamo a vincere», dice oggi invece Bedori con non poco ottimismo.

A Milano, per queste primarie, i 5 stelle hanno applicato un metodo di voto che consente di esprimere un giudizio su tutti i candidati (erano 8 e ha vinto l’unica donna), un punteggio di gradimento che concorre al giudizio finale: difficile che sia questo però il metodo che verrà applicato anche a Roma, dove l’unica cosa che pare certa è che non si candiderà – come da regole interne – un volto più noto, un parlamentare o un professionista o un intellettuale di area.

Ma le consultazioni non sono obbligatorie, tant’è che a Torino non sono state fatte. Lì toccherà a Chiara Appendino, che di anni ne ha 31, diventerà mamma a gennaio, è consigliera uscente e si occupa di amministrazione nell’azienda del marito.

Con Fassino ha avuto non pochi scontri, in uno (Fassino è lo stesso che invitò Grillo «a farsi un partito e vediamo quanti voti prende») il sindaco avrebbe – incautamente – detto «un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di saper fare: e comunque lo decideranno gli elettori».

L’Espresso