Champions, semifinali spettacolo: si comincia con Atletico-Chelsea

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Chiunque sarà a vincerla, la Champions 2014 farà storia. Fosse l’Atletico Madrid di Diego Simeone, sarebbe la prima volta in 111 anni di vita, a 40 anni dall’unica finale disputata (contro il Bayern Monaco di Beckenbauer). E soprattutto sarebbe la vittoria della squadra che nessuno avrebbe pronosticato, a inizio stagione. Se invece a vincerla fosse una delle altre tre semifinaliste (Chelsea, Real Madrid o Bayern Monaco), il suo allenatore entrerebbe direttamente nella storia: José Mourinho, Carlo Ancelotti e Pep Guardiola infatti hanno già vinto due volte la Champions. Rivincere vorrebbe dire portarsi a tre, come finora è riuscito a fare solo il leggendario Bob Paisley del Liverpool, nel 1976, ’77 e ’81. Ancelotti e Guardiola ne hanno vinte due a testa con Milan e Barcellona, Mourinho con Porto e Inter: quindi un suo successo farebbe di lui il primo allenatore della storia a vincere i tre principali campionati europei (Inghilterra, Italia e Spagna) e tre Champions in tre Paesi diversi.

 Si comincia proprio da lui, martedì sera al Vicente Calderon: il Chelsea va nella tana dell’Atletico Madrid, senza dubbio la squadra-rivelazione dell’anno insieme al Liverpool e di certo quella che negli ultimi due anni meglio ha assimilato la lezione tattica proprio di Mourinho. «Siamo le due formazioni che nei rispettivi campionati subiscono meno gol, entrambe forti in difesa e in grado di ripartire in verticale ed entrambe pericolose sulle palle inattive: tutte queste caratteristiche ci hanno portato a lottare per alcuni titoli», ha spiegato Simeone in conferenza stampa. Ecco perché per il Chelsea, che teoricamente ha una rosa superiore (ma ancora senza il genietto Hazard), la sfida sarà durissima. In più, Simeone recupera uno dei suoi leader tremendisti (il barbuto Arda Turan), potrà usare il portiere Courtois in prestito dai Blues (un accordo lo proibirebbe ma la Uefa ha fatto sapere di non gradire la clausola da 3 milioni di euro a gara) e Diego Costa ci sarà nonostante i piccoli recenti infortuni. Unico piccolo vantaggio, per i Blues, la situazione nei campionati: a 4 giornate dalla fine, l’Atletico è al comando della Liga, con 4 punti di vantaggio sul Barcellona e 6 sul Real (che però deve recuperare una partita). Il Chelsea, invece, si trova staccato di 5 punti dal Liverpool, contro cui giocherà domenica pomeriggio, ma un successo ad Anfield potrebbe non bastare, quindi è facile immaginare quale sia il pensiero dominante nella testa di Mourinho. Che potrebbe avere la tentazione di giocare la carta del grande ex, il Niño Torres, cresciuto proprio tra i Colchoneros prima di volare in Inghilterra (al Liverpool e poi al Chelsea).
Ventiquattr’ore dopo, sempre nella stessa Madrid momentaneo centro del mondo del calcio, il Real di Ancelotti aspetterà il Bayern di Guardiola per una battaglia meno rumorosa ma forse più affascinante. Il Pep si ripresenta nello stadio del nemico storico e che l’ha visto protagonista di leggendari duelli con i blancos guidati da Mourinho. Di fronte a lui, però, stavolta c’è l’erede di Mou. E almeno in apparenza il suo opposto. La pacificazione dell’ambiente galactico è avvenuta, ora ci vogliono le vittorie. Soprattutto in Champions, per portare quella «Decima» che ormai è la vera ossessione madridista. L’ultima volta che il Bayern è passato da queste parti, si guadagnò la semifinale ai rigori. Siccome però poi perse la finale casalinga contro il Chelsea, è facile dedurre che nessuno dei due club ricordi volentieri il precedente. A quanto pare, in allenamento Guardiola si è catechizzato per mezz’ora buona i difensori Dante e Boateng su come fermare Cristiano Ronaldo (che quindi dovrebbe tornare dopo 20 giorni di stop per un infortunio alla coscia sinistra) e Bale. Ma il gallese, reduce dal fenomenale gol in Coppa del Re, ha l’influenza. I tedeschi avrebbero il vantaggio di avere conquistato la Bundesliga a fine marzo, con il mostruoso anticipo di 7 giornate. Ma guarda caso proprio da allora qualcosa sembra essersi inceppato nella favolosa macchina da calcio bavarese. Tant’è vero che, dopo il sofferto quarto di finale contro il Manchester United peggiore degli ultimi 25 anni, Guardiola è stato chiaro: «Così la Champions non si vince». Chi sopravvivrà, vedrà (e comunque, tra una settimana, a partite invertite, ci sono i ritorni).
CORRIERE DELLA SERA