Cassano senza il posto fisso ha perso il sorriso

Antonio Cassano

MANGARATIBA Forse non stava pensando di aver lasciato my sky acceso, ma probabilmente al suo momento azzurro (scuro): Lorenzo Insigne ha messo la freccia e nelle testa di Prandelli, almeno per ora, è finito avanti a lui. Il lui è Antonio Cassano da Bari, anni 32, al mondiale grazie al Parma. Antonio quando non gioca o quando pensa di non giocare, si intristisce. Normale. La scena è questa: allenamento del mattina, sotto l’acquazzone tropicale, il ct chiama la pausa dopo mezzora di lavoro. Tutti sul lato del campo, lui, Antonio, si ferma al limite dell’area di rigore. Mani sui fianchi, posizione rincorsa. Guarda verso la porta, verso il vuoto, spalle ai compagni. E’ fermo, pensa. E’ solo, l’insolita solitudine dei numeri 10. Quando si è isolati, si è più intimi, si ragiona meglio, su ciò che è stato fatto, sul futuro, magari sulle ingiustizie subite. Poi arriva la squadra, lo raggiunge e si riprende il lavoro. I pensieri se ne vanno e Cassano sgobba come gli altri. Magari quella mezzora contro il Fluminense non ha convinto troppo Prandelli, questo sì. E come lui, anche altri hanno tolto il sorriso al ct in vista dell’Inghilterra. Cassano rischia, la concorrenza aumenta, dietro a lui sgomitano i peones. Uno di questi, Lorenzinho Insigne, che invece l’altra sera a Volta Redonda ha fulminato il ct con i suoi guizzi. Qui non si fanno prigionieri: non va in campo il nome, la legge è uguale per tutti, ma come sempre per qualcuno è più uguale, vedi Balotelli . 
NAPOLI MILIONARIA
Insigne è piccolo e sgomita. Ma la rivalità con Cassano non esiste («siamo amici, simili tatticamente, io con meno esperienza») e l’essere zemaniano aiuta. «Con Zdenek, Immobile ed io, abbiamo fatto un anno fantastico a Pescara: certe giocate ci vengono naturali, non abbiamo perso mai il feeling e l’imprevedibilità». Grazie Zeman, ma anche un ringraziamento a Benitez. «Con lui ho imparato a fare la fase difensiva, questo mi ha aiutato ad andare in Nazionale. Sono qui con l’ottimismo giusto. Sono emozionato, ma non vivo le pressioni. Io e Ciro, da napoletani, abbiamo grandi responsabilià: vogliamo eliminare quei i cori razzisti che subiamo spesso in Italia. Io e Balotelli insieme? Non ho problemi, ma con Immobile ho più confidenza». 

IL MESSAGGERO