Carminati: sullo Ior il Papa tra due anni non fa più nulla

PAPA

I rapporti di Luca Odevaine con il mondo cattolico si manifestavano nell’equa spartizione dei richiedenti asilo tra le coop di Salvatore Buzzi e quelle di Tiziano Zuccolo, presidente della Casa della Solidarietà e rappresentante dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone. Viene sfiorato dall’inchiesta il Vaticano, anche nelle conversazioni degli indagati: tra i ragionamenti di Massimo Carminati sullo Ior: «Papa Francesco li mette tutti nel sacco, ma tra due anni non fa più un nulla», il sogno del boss Ernesto Diotallevi di oltrepassare le mura Leonine e Massimo Gaudenzi, riciclatore della holding criminale, che racconta al ”Nero” come abbia superato i varchi del Colonnato per la santificazione di Giovanni Paolo II.
LE COOP
E’ Odevaine che lo scorso 21 marzo parla con Salvatore Buzzi a proposito dell’affidamento del Cara di Mineo: «Ti spiego com’è la questione, c’è stata una fusione tra questi due gruppi: uno è la Cascina e l’altro, più piccolo che adesso si chiama Domus Caritatis, che in realtà prima era l’arciconfraternita del santissimo Trifone, una roba del genere. Diciamo così, il braccio operativo del Vicariato». La spartizione tra Buzzi e Zuccolo emerge dalle telefonate intercettate dal Ros dei carabinieri che scrive: «Lo scambio di battute tra Zuccolo e Buzzi consentiva ulteriormente di acclarare l’esistenza di un accordo in ossequio al quale i richiedenti asilo e i rifugiati dall’Anci al comune di Roma andavano divisi al 50%, costituendo di fatto un vero e proprio cartello». Ieri il Vicariato ha precisato di essere «del tutto estraneo» alle attività della Cooperativa «Domus caritatis» e del Consorzio «Casa della solidarietà», che non sono «riconducibili all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, di cui è in corso la procedura di estinzione».
DIOTALLEVI IN VATICANO
«Mamma mia cacciano pure er Papa. Tu t’immagini entri a far parte da sicurezza ar Vaticano?». Ernesto Diotallevi, considerato il referente di Cosa Nostra a Roma insieme a Giovanni De Carlo, parla con il figlio Mario delle prospettive di un nuovo incontro. E’ il 21 febbraio 2013. Mario aggancia Paolo Oliverio, faccendiere vicino ad ambienti religiosi, finito in carcere per la truffa all’Ordine dei Camilliani. Diotallevi junioro lo chiama ”Paolo” e lo presenta al padre come «colonnello della Finanza corrotto». Il broker promette affari che ingolosiscono il vecchio boss, in passato vicino alla Banda della Magliana. «Diventamo miliardari – dice Ernesto Diotallevi – se quello c’ha una mossa per questi prelati». ”Paolo” viene identificato dal Ros che indaga in Oliverio, poi accusato di sequestro di persona e corruzione di pubblici ufficiali: avrebbe truffato 10 milioni ai Camilliani, dai quali aveva una procura. Nel febbraio 2013, quando vengono intercettati i Diotallevi, non è ancora emerso nulla.

Il Messaggero