Cantone smaschera i contratti Rai Il Cda gioca sul tetto agli stipendi

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Milano Tanto per cambiare, la confusione è massima. Anche sul tetto degli stipendi dei dirigenti Rai. Da anni è in corso un tentativo di portarlo a 240.000 euro, retribuzione massima prevista dalle legge per i dirigenti pubblici. L’altro ieri si è verificata una di quelle coincidenze tutte italiane da teatro dell’assurdo: da una parte in Senato veniva approvato a larga maggioranza l’emendamento che fissa appunto a 240.000 euro il tetto assoluto delle retribuzioni (bloccando l’escamotage di emettere bond adottato dalla Rai per superare il limite). Dall’altra in Cda Rai veniva discusso il piano di autoregolamentazione, cioè il piano che la Rai stessa sta studiando per abbassarsi gli stipendi. Il piano è, nella sostanza, un tentativo per mantenere gli stipendi degli alti dirigenti più o meno allo stesso livello. In che modo? Abbassando lo stipendio e nel contempo attribuendo, oltre allo stipendio base, delle indennità. Da calcolare in base al merito e al mercato. I vertici Rai ritengono infatti (e non a torto, almeno nel caso di tanti bravi dirigenti) che le «figure apicali» che hanno grandi responsabilità, che realizzano buone performance e che portano obiettivi all’azienda, debbano essere retribuiti più degli altri, anche per «preservare la capacità attrattiva dell’azienda». Certo si deve notare che le caratteristiche appartengono (in buona parte) ai manager neo assunti da Campo dall’Orto. Alla fine che succederà? Se la legge verrà varata definitivamente dal Parlamento (ora passa alla Camera), la Rai si adeguerà e taglierà stipendi a tutti (a cominciare dal direttore generale che passerebbe da 650.000 a 240.000 euro), senza aggiungere premi, altrimenti si procederà come da piano.

Però le grane della tv di Stato non finiscono mai. Ieri l’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha pubblicato le conclusioni sulla verifica delle assunzioni dei manager esterni (procedura avviata in seguito a un esposto dell’Usigrai). L’autorità ha verificato l’utilizzo solo parziale del «job posting», cioè la preventiva ricognizione interna prima di assumere fuori. E il conflitto di interessi per la selezione del direttore Security & Safety (Genseric Cantournet) rispetto a chi ha curato la selezione (la società del padre del selezionato). Registrate anche «irregolarità sulle posizioni di direzione Staff della Direzione generale (Guido Rossi) e quelle di responsabile Relazioni con i media (Luigi Coldagelli)». L’Anac chiarisce che il suo è solo un parere non vincolante per la Rai e che quindi non invalida automaticamente le nomine stesse. La valutazione spetta al ministero dell’Economia.

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