Buffon e De Rossi: colpa dei giovani

DE ROSSI_ITALIA

Terremoto azzurro. Si dimette il presidente Abete, si dimette il ct Prandelli, si era già dimesso – prima della partenza per il Brasile – il vicepresidente Albertini. Sono loro gli artefici del tonfo del calcio italiano. Una nomenclatura capace di mettere all’angolo personaggi come Baggio o Rivera, un gruppo dirigenziale cerchiobottista, maggiormente interessato a tenere stretta la poltrona piuttosto che a lavorare per il bene del calcio. Andrà in pensione anche il codice etico, soluzione ipocrita alle perenni turbolenze del gruppo azzurro. Per fortuna non si dimette il capitano, che mostra i muscoli anche dopo l’ennesima delusione. «È un giorno molto triste per noi, come gruppo, come singoli, come nazione – afferma Buffon – è un fallimento, è inutile negarlo». Buffon non si nasconde dietro un dito, anzi. Il portiere punta l’indice contro la nuova generazione, esce di pugno, per allontanare dal gruppo azzurro i finti campioni. Un’analisi durissima, lucida, senza sconti. «Non so da dove nasca questo fallimento – afferma il capitano della Nazionale azzurra – avevamo cominciato bene, c’eravamo fatti delle aspettative un po’ troppo importanti dopo la vittoria conquistata contro l’Inghilterra. Alla fine ci siamo dovuti scontrare con la dura realtà. Abbiamo giocato le ultime due gare senza segnare, creando poco, non mettendo mai in difficoltà gli avversari. L’Italia è uscita meritatamente».

Un crollo verticale, simile a quello della squadra di Lippi in Sudafrica. «Dopo il 2010 ci sono state due competizioni in cui abbiamo ben figurato, secondo posto all’Europeo perdendo in finale contro la Spagna, e terzo posto alla Confederations Cup. Ora qui pretendo la massima correttezza e la massima onestà: sento dire che c’è bisogno di ricambi, che Buffon, Pirlo, De Rossi e Barzagli sono vecchi, e che dovrebbero lasciare la Nazionale. Ma quando c’è da tirare la carretta, noi siamo sempre in prima fila. Meritiamo più rispetto, non per quanto abbiamo fatto in passato, ma per quello che facciamo nel presente. Iniziamo a premiare chi merita gli elogi sul campo, non per chi potrebbe meritarli: quando si va in campo, bisogna fare».

Attacco diretto a Mario Balotelli, che a fine partita ha deciso di isolarsi sul pullman piuttosto che attendere, con tutti gli i compagni, il ritorno di Prandelli dalla conferenza stampa. E poi è stato attaccato anche da De Rossi: «Dobbiamo ripartire dagli uomini veri. Non dalle figurine o dai personaggi, non ci servono. Buffon ha ragione: chi non ci mette il nostro stesso impegno deve restare a casa».

«È una vergogna – afferma Chiellini, riferendosi al morso di Suarez – ho ancora i segni addosso, voglio vedere cosa farà la Fifa adesso. È stata una partita decisa dall’arbitro». Dello stesso avviso anche Verratti, il migliore in campo contro gli uruguagi. «Lo dico con le lacrime agli occhi, ce l’abbiamo messa tutta. Ero vicino a Marchisio, è entrato solo per proteggere la palla: è stata un’espulsione esagerata, una decisione che ha pesato sull’esito della partita».

IL TEMPO