Bufera sul Bilancio, si dimette l’assessore

DANIELA_MORGANTE

La prova del «nove» concessa dal sindaco Marino, Daniela Morgante, magistrato della Corte di Conti e assessore capitolino al Bilancio non l’ha superata. Così dopo mesi di braccio di ferro, di attacchi e difese, alla vigilia dell’approvazione della manovra di Bilancio 2014 la responsabile delle casse capitoline si dimette. O, come sostengono i più scaltri «si è fatta dimettere». Per il Pd si apre una fase nuova, con l’assunzione delle deleghe da parte del sindaco il rapporto diventa “diretto” e più politico. Del resto la notizia dell’addio della Morgante, e soprattutto della sua politica di rigore nel taglio alla spesa della macchina amministrativa più complessa d’Italia, era attesa già domenica scorsa. Le esternazioni dell’assessore in cui ribadiva tagli per 400 milioni, alla vigilia di una seduta di giunta considerata talmente decisiva da essere convocata la domenica delle Palme, sembrava davvero l’ultima goccia di un rapporto mai idilliaco tra il magistrato e i suoi colleghi assessori. E invece no. In quella giornata di festa il primo cittadino aveva rispedito la Morgante a «fare i compiti a casa». Un margine per recuperare insomma le era stato concesso. L’assenza di ieri mattina della responsabile delle casse capitoline alla riunione della cabina di regia, preceduta dalla smentita di un ulteriore buco di 60 milioni, erano soltanto i primi fulmini di una tempesta che sarebbe arrivata dopo qualche ora. Contattato l’assessore in mattinata si limitava a dire: «Non firmerò mai un aumento di spesa senza copertura». Aveva già le dimissioni in tasca. Ufficialmente l’addio è avvenuto “con tutti i sentimenti”, le note di stima e ringraziamento da parte di sindaco, giunta, maggioranza e persino le categorie produttive della Capitale, Unindustria e Acer, sono state moltissime. E forse sono proprio questi ultimi ad essere i più sinceri rispetto a un indirizzo economico che non va oltre i tagli alla spesa. Un indirizzo appunto, ma in un bilancio di lacrime e sangue, è la politica a dettare la linea e 400 milioni di tagli lineari su tutti i dipartimenti si traducono in un suicido. Per questo il Pd, con il segretario romano Lionello Cosentino, parla di avvio di «una nuova fase», mentre “esulta”, con eleganza, il capogruppo Sel, Gianluca Peciola «il Ministero dell’Economia e Finanza esce dal Campidoglio». Musica per le orecchie delle opposizioni. «La situazione di sfacelo è giunta al punto di non ritorno con le dimissioni di Morgante – ha commentato il capogruppo Ncd Sveva Belviso – siamo davvero agli ultimi giorni di Pompei; il capogruppo FdI, Fabrizio Ghera, scomoda invece l’ultimo re di Roma: «Marino, un sindaco già commissariato da Renzi e dal Pd capitolino, solo al comando, ricorda atteggiamenti folli che Roma non vedeva dai tempi di Tarquinio il Superbo». Parla dell’ennesima puntata della «telenovela Casa Marino», Alfio Marchini: «La scelta di avocare a sé la delega al bilancio è suicida, perché se non riuscirà ad approvare la manovra entro aprile non avrà altra scelta che dimettersi». I grillini tuonano da Montecitorio con la deputata Lombardi: «Evidentemente l’accordo tra Marino e Renzi per avere i soldi del Salva Roma Ter comportavano un nuovo sacrificio umano. Quello dei romani che continueranno ad avere una amministrazione ed una spesa senza controllo».

IL TEMPO