Bombe contro tre moschee comunità islamica nel mirino

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I primi colpi sono passati quasi inosservati, mercoledì sera, mentre la Francia seguiva la caccia della polizia ai killer di Charlie Hebdo: due o tre colpi di pistola contro il muro scrostato di una sala di preghiera alla periferia di Port-La-Nouvelle, stazione balneare a Sud di Montpellier. Una sala di preghiera musulmana, vuota in quel momento, perché i fedeli se n’erano andati da circa un’ora. Poi un’altra esplosione meno di tre ore dopo, a notte fonda, molto più a nord, nella Loira, a Le Mans: qui tre granate da esercitazione sono state lanciate contro un altro muro, quello della moschea del popolare quartiere dei Sablons.
Passano poche ore, all’alba nuova esplosione, più forte questa volta, a Villefranche-sur-Saone, non lontano da Lione: un ordigno artigianale distrugge il negozio di kebab accanto alla moschea. Tre attacchi in meno di dieci ore, nessuna vittima, ma quanto basta per considerare che «i luoghi di culto musulmano» sono luoghi a rischio, quanto le scuole, le stazioni, i grandi magazzini, i giornali. Ancora di più oggi, venerdì, giorno della preghiera settimanale.
«AZIONI ANTIMUSULMANE»

In queste ore, la comunità musulmana ha scelto la prudenza e il raccoglimento, ma non può tacere, anche se gli occhi dei media sono puntati e piangono altrove, sulle vittime dei killer a Charlie Hebdo, o sulla poliziotta ammazzata per la strada, a Montrouge.
«Sono preoccupato, penso che potrebbero esserci azioni antimusulmane. Ce ne sono state tre in poche ore, temo che possano amplificarsi nei prossimi giorni». A parlare è Abdallah Zekri, il presidente dell’Osservatorio contro l’Islamofobia. Alle autorità, che hanno alzato al massimo livello di allerta il dispositivo di sicurezza antiterrorismo Vigipirate, Zakri chiede di «garantire la sicurezza» anche per i musulmani.
«Si tratta chiaramente di una provocazione nei confronti della comunità musulmana, alimentata da un sentimento d’islamofobia» ha commentato Mohamed Bentahar, responsabile a Port-La-Nouvelle della locale sezione dell’Associazione dei lavoratori maghrebini di Francia. «In questo clima generale – ha detto ancora Bentahar – non si tratta di un’azione banale, bisogna prenderla sul serio. Ma una cosa è sicura: la comunità musulmana non risponderà alla provocazione».
Nemmeno gli inquirenti negano una relazione con i fatti di Parigi e l’allerta nazionale. «Qualcuno ha voluto vendicare qualcosa o qualcuno, di più non possiamo dire», ha commentato il procuratore di Narbonne, David Charmatz.
Stessa preoccupazione a Villefranche, dove il sindaco Bernard Perrut non ha esitato a fare il collegamento con «la situazione drammatica a Parigi». Il negozio di kebab, l’Imperial, è stato distrutto da una bomba artigianale ma abbastanza potente. «Sono scioccato, hanno distrutto il kebab, ma è la moschea che volevano colpire – ha commentato Fayssal, 28 anni, abitante del quartiere – Ci sono persone che confondono tutto, non si possono confondere i musulmani con l’orrore che è successo a Parigi. Quelli sono extraterrestri, sono bestie».
Secondo Foued Medjoub, segretario della Moschea, i luoghi non avevano mai subito violenze, mai nessuna minaccia: «Forse c’è gente che vuole la guerra, ma noi diciamo che dodici morti sono abbastanza». Da Villefranche, il sindaco ha voluto rivolgere un messaggio «di coesione, unità e rispeto in questo periodo doloroso che sta attraversando la Francia». Da ieri, due poliziotti sorvegliano l’entrata della Moschea.
MANIFESTAZIONE DOMENICA

Finora c’è stato un fermo, ma relativo a un altro episodio. Un uomo interrogato dalla polizia dopo aver scritto «Morte agli Arabi» sul grande portone della Moschea di Poitiers. Le federazioni musulmane di Francia invitano alla calma. Ieri hanno chiesto agli imam di «condannare con il massimo della fermezza, durante la grande preghiera del venerdì, la violenza e il terrorismo». In un comunicato, i dirigenti del Consiglio francese del culto musulmano e anche la più radicale Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia, hanno chiesto «ai cittadini di confessione musulmana di partecipare in massa alla grande «manifestazione nazionale» di domenica.

Il Messaggero