Berlusconi: riforme al palo senza di noi Ma Fitto: avanti solo con le primarie

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Silvio Berlusconi, nonostante il risultato elettorale al di sotto delle più timide aspettative, non intende mollare, sulla leadership del centrodestra a Forza Italia. Ma il partito rischia di precipitare nel caos. «Matteo Renzi, cui invio le mie sincere congratulazioni, ha ottenuto un grande successo personale, favorito da una serie di circostanze favorevoli irripetibili. Ora vedremo come lo userà», ha dichiarato ieri, in una nota ufficiale. Avvisando, però, il vincitore delle europee: «Siamo al tempo stesso i partner decisivi, senza i quali in Parlamento non ci sono numeri per fare riforme vere, definitive e durature per il bene del Paese», anche se «non cambiamo il nostro atteggiamento di opposizione intransigente ma responsabile». 
RIORGANIZZAZIONE

Bruxelles è un conto, insomma, mentre i numeri dei Palazzi nostrani sono sempre gli stessi, è il messaggio lanciato da Berlusconi. Che, però, sa bene che quei numeri avranno vita corta, senza un progetto che rianimi il suo partito: «Forza Italia ha avuto un risultato inferiore alle mie attese ma si conferma il perno insostituibile del centrodestra, l’asse attorno al quale ricostruire una coalizione in grado di contendere con successo alla sinistra la vittoria alle elezioni politiche». Ed è questa ora la vera partita per la sopravvivenza del berlusconismo: «La mia stella polare resta l’unità delle forze moderate alternative alla sinistra. Ho iniziato il mio impegno in politica per unire tutti i moderati, intendo proseguirlo lavorando per ricomporre la perduta unità. Nella mia vita e in questi venti anni in politica sono dovuto ripartire più volte dopo un risultato negativo. Garantisco che sarà così anche stavolta». Stavolta, però, c’è chi morde il freno. 
LE PREFERENZE

E se le 150mila preferenze di Giovanni Toti nel nord-ovest per il gotha forzista valgono doppio rispetto alle 280mila incassate da Raffaele Fitto a Sud (da sempre, il rapporto calcolato tra Nord e Sud è di 1 a 3), il falco pugliese ora intende passare all’incasso. E mentre ad Arcore si consumava la consueta riunione del lunedì, a Roma Fitto dettava le sue regole: «Oggi abbiamo un leader che è Silvio Berlusconi, per il futuro tutti gli strumenti utili per ampliare la nostra coalizione e compiere delle scelte non potranno che essere frutto di una legittimazione popolare». Ovvero frutto di primarie. Di cui, peraltro, aveva già parlato lo stesso Berlusconi, riferendosi però, a una competizione interna alla coalizione, non certo al partito. Dove, fino a prova contraria, è lui a decidere. E dove, al pari, nessuno intende mettere in discussione l’ottimo risultato di Fitto, il cui incalzare è interpretato come la legittima aspirazione ad avere nuovi e rilevanti incarichi. Ma da qui a dettare la linea, ce ne passa. E, d’altra parte, è lo stesso Fitto, che ai tempi della scissione degli alfaniani guidava l’ala dura del partito, che ora si mette nella scia del moderatismo dell’ultimo Berlusconi: «Dobbiamo continuare in modo molto chiaro a svolgere un’azione coerente sul tema delle riforme». E l’ex Cavaliere, se i falchi del partito non torneranno a fibrillare, è certo che gli accordi sulle riforme potranno essere rispettati.

Il Messaggero