Berlusconi: ora si cambia se le correnti bloccano FI porterò i Club nel partito

SILVIO BERLUSCONI 3

«Niente di più falso!»: ha cominciato male la giornata Silvio Berlusconi, ieri mattina, scoprendo dai giornali dell’imminente addio a Forza Italia e della nascita di Forza Silvio. Semmai è vero l’inverso. Ovvero: i club Forza Silvio confluiranno in Forza Italia, riconducendo così tutte le risorse alla casa madre, per non disperdere soldi ed energie. Al massimo, spiegano fonti berlusconiane, il logo “Forza Silvio” potrà essere ripescato, in caso di elezioni, in una lista civica a sostegno di Forza Italia che catalizzi l’attenzione di giovani e delusi: «Ma molto dipenderà dalla legge elettorale».
BENZINA SUL FUOCO

La voce di una possibile dismissione di Forza Italia, è però benzina sul fuoco dei sospetti e delle polemiche. Non a caso, ieri, il primo a prendere le distanze è stato Raffaele Fitto, europarlamentare pugliese e spina nel fianco di Berlusconi: «Mi sento di poter escludere una chiusura di Forza Italia. Noi dobbiamo stare alle dichiarazioni e non alle indiscrezioni». C’è chi sospetta che a far circolare la voce sia stato lo stesso fronte dei club, guidato da Marcello Fiori, che non si rassegna a essere inghiottito da Forza Italia. Altri sussurrano che ci sia la manina di Daniela Santanchè, sempre meno presente a Palazzo Grazioli e sempre più isolata nel partito. Su un punto, tutti concordano: «Queste false notizie sono la voce del disfattismo». Più difficile rintracciarne l’origine, visto che dissenso interno e malumori diversi, hanno diviso il partito in fazioni spesso l’un contro l’altra armate.
A dettare legge, in questo momento, sono Denis Verdini e Gianni Letta, i superlealisti autori del patto del Nazareno. Poi c’è il cerchio magico che attornia l’ex Cavaliere: capofila è Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi, insieme con l’amministratrice del partito Maria Rosaria Rossi. Con loro il gruppo dei milanesi, rappresentati da Mariastella Gelmini e Paolo Romani, e poi Antonio Taiani, Deborah Bergamini e Jole Santelli.
Plaudono all’asse con il Pd, perché rispettano i desiderata del capo, ma fra loro si definiscono «lealisti critici», assai sospettosi rispetto alla liaison con Matteo Renzi: «La gestione di quest’accordo è molto delicata». E poi non sono appassionati di renzismo, ha spesso detto Toti. Storia a parte per Ignazio Abrignani, Gregorio Fontana, Luca D’Alessandro e Massimo Parisi, coordinatore toscano, che fanno riferimento direttamente a Verdini. Niccolò Ghedini e Donato Bruno, oltre che grandi amici, sono considerati due outsider, quasi dei consulenti in materia giuridica, sebbene il secondo sia stato stravotato dai fittiani alla Consulta. Ma la vera croce di Berlusconi sono i fittiani, che vorrebbero tornare a un’opposizione dura e pura, declinata sull’antirenzismo.
LE FAZIONI

A fare da pontieri, i due ex An: Maurizio Gasparri, ambasciatore tra il cerchio magico e Fitto, e Altero Matteoli che lavora all’accordo con Ncd. Poi c’è la neonata pattuglia per i diritti civili: Alessandro Cecchi Paone e Mara Carfagna capitanati da Francesca Pascale, la compagna di Berlusconi. Che è, a sua volta, oggetto di divisione interna. Tra i campani ci sono quelli che temono una sua scalata regionale e la osteggiano, come Nitto Palma e Vincenzo D’Anna, e quelli che la difendono: Paolo Russo e Luigi Cesaro.
LE TRATTATIVE IN SALITA

Ed è proprio questo il nodo che strozza Forza Italia, la presenza di diverse linee (correnti si diceva un tempo) che rendono problematica la mediazione del Cav. La grana regionali resta irrisolta e va avanti il braccio di ferro con Ncd che spinge (con il metodo del bastone e della carota) per rinsaldare le alleanze locali.

Il Messaggero