Berlusconi imporrà il rispetto dei patti

BERLUSCONI

Renzi è ottimista circa i destini delle riforme, anche perché all’orecchio gli è giunta conferma che Berlusconi starà ai patti e si guarderà bene dal fare scherzi. Le ultimissime da Arcore sono le seguenti: giovedì prossimo adunanza di tutti i parlamentari «azzurri», compresi quelli europei appena eletti a Strasburgo. Dunque, per la prima volta, dibattito collettivo dentro Forza Italia, un confronto che si preannuncia libero, ricco e soprattutto vivace. Al cospetto di Berlusconi, saranno in molti a invocare un’opposizione più visibile, e ancor più numerosi quanti contesteranno l’impianto delle riforme, specie quella del Senato non elettivo.

I «peones» troveranno un punto di riferimento nella persona di Brunetta, capogruppo alla Camera, che grazie alle sue critiche inesorabili e asfissianti si è guadagnato la reputazione di «bestia nera» del premier.

Tuttavia Renzi – ecco il messaggio che gli è giunto a Bruxelles – non deve affatto allarmarsi, in quanto Silvio pare deciso a procedere comunque lungo la via decisa insieme. Lo confermano fonti a lui molto vicine, generalmente identificate con il cosiddetto «cerchio magico». Dove si conferma che all’ex Cavaliere degli aspetti tecnici non importa niente, anzi le riforme in generale lo lasciano freddo. Gli interessa molto di più la sorte del figlio Piersilvio, sul quale proprio giovedì prossimo si pronuncerà il Tribunale milanese per la vicenda Mediatrade. E il chiodo fisso di Berlusconi rimane, ovviamente, il suo destino di imputato nel processo Ruby, con il verdetto atteso per il 18 luglio. Nessuno è in grado di prevedere quale sarebbe la reazione del personaggio, qualora gli venisse confermata la condanna a 7 anni inflitta in primo grado. La solita cerchia ristretta la mette così: «Potrebbe far saltare il banco delle riforme, o invece mandarle avanti ugualmente sul presupposto che, restando in gioco, potrebbe condividere le scelte del dopo-Napolitano e magari meritarsi la grazia dal futuro Presidente…».

Di sicuro c’è che l’azienda di famiglia non gradirebbe una crisi, per timore delle ritorsioni di Renzi e anche perché Mediaset (come tutte le aziende che campano di pubblicità) crede nel valore della stabilità politica. E comunque giovedì, in attesa del giudizio che lo riguarda, Berlusconi ascolterà gli interventi, soppeserà le ragioni dei «malpancisti»; ma alla fine dichiarerà che «pacta sunt servanda», specie quelli messi nero su bianco al Nazareno. E chissà se adotterà pure la metafora calcistica cara a Verdini: «Certo che ci piacerebbe rigiocare la partita con l’Uruguay, ma cosa fatta capo ha, gli accordi ormai sono quelli e non possiamo più tornare indietro».

E la voglia di presidenzialismo, che fine farà? E a quanti invocano un’opposizione più determinata, meno compromissoria, l’ex Cavaliere cosa risponderà? E come convincerà i suoi senatori a votare compatti una riforma che li asfalta? «Non sarà facile», riconoscono dalle sue parti, «eppure dovranno farsene una ragione».

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