Berlusconi ai servizi sociali torna ad attaccare le toghe

BERLUSCONI

MILANO «Ho visto la sofferenza con i miei occhi. L’ho toccata. L’ho accarezzata. Ma mentre io mi occupo degli altri, dei malati e degli anziani alla Sacra Famiglia, sono vittima di aggressioni che non merito». Silvio Berlusconi pensa a Forza Italia in questo ennesimo giorno di bufera giudiziaria: «Le toghe vogliono fare fuori noi e il Pd». Pensa soprattutto – rientrato ad Arcore dopo l’esordio a Cesano Boscone e il giro delle televisioni locali dove ha dato fiato a tutto quel rancore anti-giudici che è riuscito a tenersi chiuso in gola durante la prima visita ai malati di Alzheimer – a Marcello Dell’Utri, l’amico di sempre, a cui la Cassazione in tarda serata ha confermato la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Le telefonate che arrivano a Silvio a Villa San Martino cercano di placare la rabbia e la paura del padrone di casa, così: «Dobbiamo accontentarci del fatto che a Dell’Utri non abbiano aumentato la pena». Ma Berlusconi non fa questo tipo di ragionamenti. «Ancora una volta, siamo alla riprova che Marcello – si sfoga l’ex Cavaliere – è stato crocifisso ingiustamente. Io ne so qualcosa di queste pratiche da Stato totalitario. Colpiscono lui per eliminare me: è sempre la solita storia». 
Pure su Claudio Scajola, che l’altro ieri aveva difeso senza esporsi particolarmente e timoroso di suscitare la reazione contro la propria persona da parte dei giudici di sorveglianza se avesse esagerato nella foga anti-toghe, il leader forzista vede un accanimento politico gravissimo: «Assurdo mandare in carcere Scajola, ha soltanto aiutato a trasferire un amico già in esilio». Che il clima fosse questo, cioè quello dell’ennesima giornata di guerra tra la giustizia e la politica ossia dell’«è ripartito il massacro», si era capito fin dal pomeriggio per quanto riguarda Berlusconi. 

NO SILENZIO 
Si è morso la lingua dentro e subito fuori dalla Sacra Famiglia – «Mi chiedono di non rilasciare dichiarazioni», ha detto in ossequio ai voleri dei dirigenti della struttura, dei giudici di sorveglianza e dei suoi avvocati – ma appena si è infilato nel primo studio televisivo disponibile, e poi anche in tutti gli altri, Silvio ha dismesso i panni del «padre della patria» che aiuta i malati ed è tornato bomber anti-magistrati. «Ho subito una sentenza politica infondata», afferma. «Una pena assurda», ribadisce. E sta parlando di sé. 
Ma il ragionamento che fa insieme ai suoi che lo chiamano per sapere come è andata nella «casa dei matti» – come a Cesano Boscone chiamano con una certa affettuosità la Sacra Famiglia – assume una portata più generale. «Le Procure – spiega l’ex Cavaliere – stanno tirando la volata a Beppe Grillo. Gli stanno facendo la campagna elettorale. Vogliono fare fuori noi e il Pd». Ovvero: «I magistrati non si fidano di Matteo. Temono le sue posizioni sulla giustizia. E stanno cominciando a colpire anche il Pd». L’arresto di Primo Greganti, il Compagno G, con in tasca la tessera Pd, questo significherebbe agli occhi del leader forzista. Una manovra togata di eliminazione bipartisan ai danni di Forza Italia e dei democrat. Dietrologia? «Renzi – incalza l’ex premier – sta cincischiando sulla riforma della giustizia. Deve capire che conviene anzitutto al suo partito». Concetto condiviso da gran parte di Forza Italia, e così riassunto da Ignazio Abrignani: «C’è di fatto un patto magistrati-Grillo, che mira a indebolire le riforme e a mettere sotto scacco le forze di cambiamento». 

IL FORMAT 
Un Silvio tornato anti-giudici, pur essendo consapevole del rischio dello straparlare e conscio del fatto che gli converrebbe nelle prossime ore dare un colpo di freno a questa escalation («Ma non sono io che attacco loro, sono loro che attaccano noi»), convive però nella stessa giornata ad alta tensione con l’altro Silvio. Quello che, mentre tutti pensano che non abbia fatto campagna elettorale tra i malati di Cesano Boscone, dove si è presentato con la spilletta di Forza Italia sul bavero della giacca, invece la campagna elettorale l’ha fatta eccome. A modo suo e in una maniera diversa dal solito. Proponendo il format e lo spot del benefattore silenzioso e operoso per altruismo disinteressato. Quello che, forse, da lui vogliono gli anziani desiderosi di una mano amica. Dentro e fuori dalla Sacra Famiglia. 
In quel bacino abnorme di elettori anziani, che sono il target di Nonno Silvio. Vittima e benefattore allo stesso tempo. 

IL MESSAGGERO