Banda larga, piano da 6 miliardi Renzi: autostrade del futuro al via

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Il governo Renzi mette sul piatto della bilancia sei miliardi pubblici per le “autostrade del futuro”, ovvero per le connessioni Internet ultraveloci. A questa somma si aggiungeranno gli investimenti degli operatori privati che il governo quantifica in altri sei miliardi. Quindi il piano vale 12 miliardi anche se finora gli operatori – in attesa di valutare sgravi e incentivi – ne hanno stanziato due.
«Siamo all’abc del nuovo alfabeto economico del Paese», si è limitato a sottolineare il premier in una brevissima apparizione in sala stampa prima di lasciare la parola ai ministri.
Il piano per la digitalizzazione dell’Italia, infatti, è stato illustrato ieri sera a Palazzo Chigi con una conferenza stampa sorprendentemente rapida, priva di slides, di slogan ed estremamente dimessa affidata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, e alla ministra dello Sviluppo Federica Guidi.
«Per la prima volta l’Italia si dota di un piano che mette insieme diversi ministeri, diverse fonti di finanziamento, fondi propri di Regioni, dei privati – ha detto Delrio che ha coordinato i lavori di messa a punto del piano nei mesi scorsi – Un tentativo di mettere a unità una serie di competenze e risorse in un quadro strategico che permetta a questo Paese di fare la sua rivoluzione digitale, e raggiungere gli obiettivi dell’agenda europea».
IL TRAGUARDO
Quali sono questi obiettivi? Entro il 2020 tutti gli italiani dovranno avere la possibilità di avere collegamenti di almeno 30 Megabytes mentre il 50% dovrebbe avere a disposizione 100 Megabytes.
La ministra Guidi su questo punto si è mostrata ottimista. «Speriamo in realtà – ha detto – di raggiungere in realtà quota 85% sul fronte dei 100 Megabytes» . Anche Delrio non ha nascosto di riporre grandi speranze su questo investimento. E ha aggiunto: «Questa volta il Mezzogiorno potrebbe avere a disposizione questa infrastruttura tecnologica strategica prima del resto del Paese».
I fondi pubblici a disposizione arrivano da due principali serbatori: per 2,4 miliardi dai Fondi Comunitari (Fesr e Feasr) e per “fino a 5 miliardi” dai Fondi di Coesione, ovvero dal denaro che lo Stato italiano stanzia per le aree arretrate dal punto di vista economico. Quel “fino a…” significa che non tutti quei fondi finiranno sulla voce ”Internet superveloce”.
Dalla mini conferenza-stampa non sono emersi altri dettagli. Si sa, però, che per la gestione delle risorse sarà costituito presso il ministero dello Sviluppo un fondo di fondi, al quale potranno partecipare investitori istituzionali pubblici e privati. Saranno previsti anche incentivi alla domanda per chi passerà dal rame alla fibra sotto forma di voucher. Questo dovrebbe escludere, almeno per i consumatori finali, la parificazione del prezzo tra connessione in rame e in fibra che era presente nella bozza del decreto circolata nei giorni scorsi.

Il Messaggero