Atene apre alla Ue, soluzione vicina

grecia_ue3

BRUXELLES Il governo di Syriza è pronto a «sospendere le promesse elettorali per dare fiducia ai partner», ha annunciato ieri il ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, in una mossa a sorpresa che potrebbe portare a una svolta nei rapporti tra la Grecia e i suoi creditori europei. Dopo settimane di stallo nei negoziati sulle misure che Atene deve adottare per sbloccare i 7,2 miliardi che restano nel programma di assistenza finanziaria, la Germania aveva evocato la possibilità di un’uscita accidentale di Atene dall’euro. «Dal momento che la responsabilità di decidere ricade solo sulla Grecia e non sappiamo cosa pensa di fare chi è al governo, non possiamo escluderlo», ha detto Schaeuble in un’intervista alla televisione austriaca. «Il nostro governo non è populista, non abbiamo promesso tutto a tutti», ma solo alle famiglie più povere, ha risposto Varoufakis dal Workshop Ambrosetti a Cernobbio. Atene continuerà a «lavorare per garantire che le promesse vengano rispettate» nei prossimi quattro anni, «ma se questo significa che nei prossimi mesi, durante i negoziati, fosse necessario sospendere temporaneamente o ritardare l’implementazione di alcune promesse lo faremo per dare fiducia ai nostri partner», ha spiegato Varoufakis.
LE SCADENZE
Atene ha rimborsato 348 milioni al Fondo Monetario, ma di qui a fine aprile deve fronteggiare altre tre scadenze da oltre 1,2 miliardi. Varoufakis ha assicurato di aver fatto «i passi necessari» per far fronte ai prossimi rimborsi di debito. Tuttavia, i dati pubblicati dal ministero delle Finanze non sono rassicuranti: nei primi due mesi dell’anno, il crollo delle entrate fiscali ha raggiunto quasi 1,2 miliardi. Il ministro delle Finanze austriaco, Hans Jörg Schelling, ha parlato di un possibile incidente che porti alla Grexit. Secondo un sondaggio, il 52% dei tedeschi vuole che la Grecia esca dall’euro. Ma spingere Atene fuori dalla moneta unica sarebbe «un approccio sbagliato», ha risposto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. «L’approccio corretto è la soluzione, difficile ma fattibile di lavorare per rendere la zona euro ancora più forte con la Grecia al suo interno».
«Una Grexit sarebbe un disastro per l’economia greca, ma anche per l’intera zona euro», ha spiegato il commissario agli Affari economici, Moscocivi: «Se un paese lascia questa unione, i mercati si chiederanno subito chi sarà il prossimo e potrebbe essere l’inizio della fine». Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker ha escluso un default. Ma, dopo un incontro con il premier greco, Alexis Tsipras, Juncker ha avvertito che «sono necessari progressi su tutti i fronti» e che occorre «avanzare rapidamente». Il presidente della Commissione non è «soddisfatto di come si sta sviluppando la situazione».
Tispras è comunque «ottimista»: «Se c’è la volontà politica, tutto è possibile». Ma il tentativo del premier greco di trovare nella Commissione un alleato è andato a vuoto. Sulla Grecia «la Commissione non ha un ruolo da protagonista», ha spiegato Juncker, riconoscendo che l’attore chiave è l’Eurogruppo, dove la maggior parte dei ministri delle Finanze è per la linea dura. Schaeuble ha fatto sapere che non ci può essere assegno in bianco per la Grecia. Varoufakis ha spiegato di essere fiducioso che un accordo con il “Gruppo di Bruxelles” – come è stata ribattezza la Troika – sulle riforme e lo sblocco degli aiuti possa essere trovato entro il 20 aprile. Il ministro delle Finanze greco ha chiesto alla Bce di essere flessibile. Ma per Standard&Poor’s, «nel breve termine ci sono ancora incertezze sulla conclusione positiva di un accordo con i creditori». L’agenzia ha mantenuto il rating della Grecia a B-2 con prospettive negative. La Borsa di Atene ha perso il 3%, mentre l’euro prosegue la sua discesa verso la parità col dollaro, appena sopra quota 1,05.

IL MESSAGGERO