Asse Renzi-Colle su Ue e riforme «Se non si fanno pronto a votare»

European Summit

Il semestre di presidenza dell’Unione offre a Matteo Renzi l’opportunità di tenere il fiato dell’Europa sul collo del Parlamento e della maggioranza. Un primo assaggio della determinazione con la quale il presidente del Consiglio si accinge ad affrontare i prossimi sei mesi lo si vedrà questa settimana con il giro di consultazioni tra le forze politiche prima dell’inizio del voto in Commissione a palazzo Madama sulle riforme istituzionali. Decisivo sarà il nuovo faccia a faccia con Silvio Berlusconi che dovrebbe tenersi domani e che è importante per sbloccare alcuni punti irrisolti. A cominciare dalla distribuzione territoriale dei futuri senatori. 
Fuori discussione sembra ormai essere il punto, per Renzi decisivo, della elezione di secondo livello sul quale continua a fare barricate una parte della sinistra Pd di palazzo Madama. L’incontro, previsto da Renzi, con la pattuglia di senatori del suo partito servirà a recuperare una parte dei dissidenti che, secondo le stime dei vicesegretari Guerini e Serracchiani, potrebbero dimezzarsi. Così come in chiave di legge elettorale, serve l’incontro con il M5S per riportare a miti consigli la pattuglia centrista che punta a ridurre ancora le quote si sbarramento. Entro la fine dell’anno, e quindi del semestre di presidenza, l’intero pacchetto – riforme istituzionali e legge elettorale – dovrebbe essere completato – o quasi – e permettere anche l’avvicendamento al Quirinale. Nel frattempo altrettanto fitta l’agenda delle riforme economiche da completare e che vanno dalla riforma della PA, alla delega fiscale, dalla riforma della giustizia allo sblocca cantieri. «Alla vigilia del semestre europeo e in una stagione di riforme particolarmente importante per il nostro paese, la guida del presidente è un presidio solido, certo imprescindibile», ha scritto ieri Renzi in occasione del compleanno di Giorgio Napolitano. Il cronoprogramma, condiviso da palazzo Chigi e Colle, serve anche ad offrire ai partner europei la conferma che in Italia il vento è mutato e che la volontà di cambiare c’è davvero. Anche se la riforma del Senato o della legge elettorale poco hanno a che fare con il pareggio di bilancio, diventano la cartina di tornasole per verificare sino a che punto potrà essere ambizioso il programma di riforme strutturali che ad ottobre verrà inserito nel Def e sulla base del quale si valuteranno, con la legge di stabilità, le stime di crescita del Paese.
FLESSIBILITA’
Archiviata infatti la stagione delle riforme istituzionali Renzi spingerà l’acceleratore su quelle economiche forte della ”pistola” elettorale caricata a pallettoni da un Parlamento che a quel punto avrà come unica mission quella di resistere il più possibile per evitare precipitosi ritorni alle urne. L’orizzonte dell’esecutivo resta quello dei mille giorni, ma palazzo Chigi intende arrivare all’appuntamento di novembre con la nuova Commissione Juncker insediata, avendo la certezza che maggioranza e Parlamento siano perfettamente allineati al governo che, sulla base del pacchetto di riforme contenute nella legge di stabilità, si presenteranno a Bruxelles per chiedere la flessibilità contenuta nel documento dell’ultimo Consiglio Europeo. Se però Renzi dovesse rendersi conto che maggioranza e Parlamento non fossero allineati nella volontà di approvare rapidamente il pacchetto di riforme, la via del voto anticipato potrebbe farsi molto concreta.

Il Messaggero