Allerta degli 007 «Jihadisti italiani in contatto con la Francia»

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Era dall’11 settembre, dal giorno in cui l’America ha subìto il suo più grave e doloroso atto di guerra, che il livello di allerta in Italia non veniva elevato fino a questo punto. Obiettivi rafforzati, scuole presidiate, 30 pattuglie che controllano solo il centro di Roma. L’allarme c’è e si vede, così come il livello di preoccupazione degli 007 che sanno di “combattere” con cani sciolti, e per questo imprevedibili. Dal fronte politico e dall’intelligence si tende a sminuire il rischio attentati. Nessuna segnalazione su una possibile aggressione al Vaticano, tantomeno a chiese o metropolitane delle grandi città. Eppure da fonti investigative, l’agitazione tra quei gruppi di “dormienti” che vivono in Italia, che sono rientrati dopo gli addestramenti in Medio Oriente o che hanno da sempre alimentato il seme dell’odio contro l’Occidente, non viene affatto sottovalutata. «Sono tanti e non tutti si riesce a controllarli – ammette uno 007 – Si scambiano informazioni, c’è molta agitazione».
I CONTATTI
Gli attentati di Parigi sembrano aver fatto da detonatore anche per piccole cellule, composte al massimo da quattro persone. Oltre a mostrare il livello di pericolosità, dai dialoghi si capisce che hanno avuto contatti con i terroristi francesi, che li hanno conosciuti, o quantomeno che hanno tenuto rapporti con loro attraverso internet. I servizi segreti italiani, che ogni giorno relazionano Palazzo Chigi sulla situazione, le definiscono persone che si sono avvicinate all’Islam più radicale via web. «Sono – dicono – cittadini comunitari (immigrati di seconda e terza generazione, ma anche convertiti) che possono contare su un’ampia capacità di movimento all’interno dello spazio Schengen, oppure immigrati che risiedono nel territorio europeo e dispongono di una rete consolidata di contatti e collegamenti». Molto spesso riflettono situazioni di disagio personale. I cosiddetti lone wolf, lupi solitari, di cui ha più volte sottolineato la pericolosità lo stesso ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
A destare il maggiore allarme nella nostra intelligence è soprattutto l’anomalo «flusso di jihadisti che raggiunge il teatro siro-iracheno da paesi del Nordafrica» e che per rapporti maturati in Europa, «per collegamenti con soggetti residenti in territorio comunitario o per contatti avuti sul campo di battaglia potrebbero decidere, anche per evitare di essere arrestati in patria, di raggiungere il nostro continente». Nei giorni scorsi era circolata la notizia che Farid Benyettou, il “capo predicatore” della filiera delle Buttes-Chaumont, quello che avrebbe reclutato i killer di Parigi, era passato dalla moschea di viale Jenner a Milano, ma il particolare sarebbe stato smentito. Sebbene i contatti tra gli attentatori parigini e l’Italia tornino di continuo. Da Mohamed Yassine Mansouri, capo dei servizi segreti del Marocco, è arrivata poi l’indicazione di ben tre obiettivi possibili nel nostro Paese: la metropolitana di Milano, la basilica di Sant’Antonio a Padova e quella di San Petronio a Bologna. Ad agire sarebbe stata una cellula marocchina, con alcuni fiancheggiatori del posto. Gli attacchi, fortunatamente, sarebbero stati sventati.
LE CIRCOLARI
Nel frattempo, i prefetti stanno rimodulando le misure di sicurezza sul territorio – dagli edifici di culto alle sedi di organi di informazione – accrescendo il monitoraggio sugli ambienti a rischio estremismo islamico. Al Ghetto e alla scuola ebraica sono stati attivati controlli agli ingressi ed è stato disposto il divieto di accesso in auto. L’innalzamento del livello di attenzione ha toccato anche Pitigliano (Grosseto): la sinagoga è stata oggetto di un sopralluogo da parte dei carabinieri. La prefettura di Caserta ha rafforzato i dispositivi di sicurezza sulla base militare americana di Gricignano d’Aversa e ha accresciuto il monitoraggio sulla massiccia presenza di immigrati, la massima parte clandestini, nell’Agro-aversano e soprattutto a Castel Volturno, dimora di migliaia gli stranieri.

Il Messaggero