Allarme terrorismo, minacce al Vaticano

VATICANO

ROMA E’ stata un’intercettazione a fare scattare l’allarme. Una conversazione tra due cittadini arabi captata all’estero dall’intelligence. Perché, contrariamente a quanto accade di solito, le parole ”sensibili” erano più di una: «atto dimostrativo, mercoledì, Vaticano». Tanto è bastato perché scattasse l’allerta e i dispositivi di sicurezza attorno a piazza San Pietro fossero raddoppiati. E così, nel clima di tensione internazionale, lo schieramento al completo dell’ispettorato di polizia vaticana è stato rafforzato con pattuglie della digos e della squadra mobile. Già nelle settimane scorse dall’estero erano arrivate diverse segnalazioni, che avevano portato alla diffusione di alcune circolari alle forze dell’ordine.
L’INFORMATIVA
Nell’informativa degli 007 inviata al Viminale viene riportata la conversazione tra i due cittadini arabi: «Un atto dimostrativo, mercoledì, in Vaticano», dicono i due, che si trovano all’estero. I nomi riportati nella nota sono stati controllati dal Casa, il Comitato analisi strategica antiterrorismo, ed è emerso che uno degli interlocutori era transitato dall’Italia circa otto mesi fa, l’altro, invece, è risultato sconosciuto ai nostri analisti. Così, per quanto la conversazione fosse simile a molte altre e non legata a indagini svolte in Italia, per precauzione si è ritenuto di rafforzare controlli e misure di sicurezza. Già l’attenzione sui luoghi di culto era stata elevata nelle settimane scorse, ma la recente presenza in Italia di uno dei soggetti ”attenzionati” ha determinato la disposizione di tutte le precauzioni possibili.
Maggiori controlli sono stati disposti intorno a piazza San Pietro e durante le uscite pubbliche di Papa Francesco. Il Vaticano è sempre stato ritenuto uno degli obiettivi sensibili, un luogo simbolico per i militanti dell’Isis. Non sono previste comunque limitazioni di accesso alla piazza, ma il livello di sicurezza durante l’Angelus è stato innalzato già mercoledì scorso, con più vigilanza ai varchi per filtrare possibili pericoli.
LE CIRCOLARI
La prima circolare del Viminale, indirizzata ai prefetti e a tutte le forze di polizia, era stata inviata dopo la diffusione del video in cui James Foley veniva decapitato. Il 20 agosto scorso. Nel documento si faceva riferimento alle immagini per poi richiedere «con effetto immediato» il rafforzamento dei dispositivi di vigilanza. Ma a seguire, di documenti, dal ministero dell’Interno, ne sono partiti altri, legati alla decisione del governo italiano di inviare armi ai peshmerga curdi e alle indicazioni degli 007 sul crescente antisemitismo per l’evoluzione del conflitto israelo-palestinese. Nella prima direttiva si sollecitava: «Con effetto immediato si dovrà dare massimo impulso, ognuno per le rispettive competenze, ai servizi di prevenzione a carattere generale che rafforzino maggiormente dispositivi di vigilanza e controllo del territorio, attuando un’ulteriore sensibilizzazione delle misure di vigilanza e sicurezza a tutela degli obiettivi ritenuti sensibili». E i luoghi a rischio «sono quelli che per le circostanze» possono essere oggetto di attentati: «Sedi diplomatiche e consolari e di interesse socioculturale, economico e religioso, compresi istituti scolastici e turistici». Il Viminale raccomandava anche una maggiore attenzione alle personalità legate a Usa, Israele, Gran Bretagna, Iran e Iraq e alle loro residenze, «al fine di prevenire eventuali azioni delittuose».
IL VIMINALE
Poco più di dieci giorni fa, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano alla Camera aveva detto: il mirino del terrorismo potrebbe essere puntato sull’Italia. Roma, come culla della cristianità, è un obiettivo «non secondario» dello Stato Islamico, anche se al momento non ci sono «evidenze investigative di progettualità terroristiche nel nostro Paese».

IL MESSAGGERO