Alfano: Roma tra gli obiettivi dell’Isis

ANGELINO ALFANO

L’Italia e Roma, come culla della cristianità, sono un obiettivo «non secondario» dell’Islamic State, anche se al momento non ci sono «evidenze investigative di progettualità terroristiche nel nostro Paese». Il ministro dell’Interno Angelino Alfano relaziona alle Camere su un pericolo che «richiede la massima vigilanza» da parte dell’Occidente intero. E traccia uno scenario che lascia intravedere le prossime mosse dell’Italia nel contrastare una minaccia fondamentalista che grazie ad internet ha assunto una «consistenza liquida» e che ha generato l’allarmante fenomeno dei foreign flighters reclutati anche tra gli occidentali (2.300 provenienti dall’Europa, di cui 48 collegate all’Italia). Ebbene, il governo italiano ha allo studio due modifiche: estendere le misure di prevenzione del codice antimafia anche all’ «aspirante miliziano» jihaidista così da potergli applicare la sorveglianza speciale con obbligo di dimora o altre misure come il ritiro del passaporto; creare un reato ad hoc, fino ad oggi non previsto dal codice penale, che consenta di perseguire non solo il reclutatore di terroristi ma anche il «lupo solitario» reclutato e non appartenente ad alcuna associazione di stampo terroristico. «Il lungo cammino dei diritti e dell’umanità verso la democrazia non si è ancora concluso – ha detto il ministro concludendo il suo intervento prima alla Camera e poi al Senato – Di fronte a queste forme di terrorismo tornano attuali le parole di Roosvelt sulla libertà di parola, di credo, dal bisogno e dalla paura, che coincide con la sicurezza».
GLI OBIETTIVI

Quale sia lo scopo di quelli che Alfano definisce «spunti che dovranno essere approfonditi nella più ampia collegialità di Governo» è presto detto. Estendendo le misure antimafia si vuole «vanificare sul nascere il tentativo di recarsi nei luoghi della guerra santa». Mentre con la creazione di un nuovo reato per contrastare le azioni dei «lupi solitari», «l’obiettivo sarebbe quello di consentire la perseguibilità di condotte che, anche se connotate da pulsioni individualiste, frutto di processi di autoradicalizzazione, rappresentano pur sempre una considerevole fonte di pericolo da neutralizzare nel tempo». Quanti e quali pericoli corre il nostro Paese? Sicuramente il livello di allerta è stato di recente innalzato, specie negli aeroporti. E’ vero che Roma, culla della cristianità, è spesso evocata da al-Baghdadi quale obiettivo della guerra santa, ma è altrettanto vero – avverte Alfano – che «secondo una certa analisi, la nostra Capitale, di cui è vagheggiata la conquista, sarebbe richiamata con riferimento al suo valore simbolico» piuttosto che «come concreto luogo fisico». In ogni caso, «non sarebbe prudente» minimizzare «il senso di una minaccia concreta». L’Isis ha messo nel mirino l’Italia, come indicato nel recente discorso del leader al Baghdadi in cui si vagheggia la conquista di Roma. Potrebbe essere una minaccia simbolica, perchè l’Italia è la culla della cristianità e la Capitale la sede del Papa, più che concreta. Ma, avverte il ministro, «non sarebbe prudente dare alle parole di al-Baghdadi un significato esclusivamente metaforico. Questo perchè dobbiamo sempre considerare la platea a cui egli si rivolge ed il rischio che menti deboli e facilmente influenzabili possano lasciarsi suggestionare dai messaggi del loro capo politico e spirituale, interpretandoli alla lettera».
MIGRANTI E FIGHTERS

Fonti di intelligence non segnalano rischi che esponenti dell’Is siano arrivati in Italia attraverso i flussi di migranti, ma anche in questo caso «non si sottovaluta nulla, non si può escludere la possibilità». Più circostanziata, invece, la relazione di Alfano sul fenomeno dei foreign fighters, vale a dire i giovani estremisti islamici, spesso appartenenti alla seconda generazione di immigrati, che pur non avendo nazionalità siriana o irachena decidono, generalmente dopo un periodo di auto-indottrinamento, di raggiungere i teatri bellici per unirsi ai combattimenti. Su 48 casi riconducibili all’Italia, Alfano ne segnala due in particolare: il ventiquattrenne genovese Giuliano Delnevo, convertitosi all’Islam e morto in combattimento nei pressi di Aleppo nel giugno dello scorso anno e «un giovane marocchino naturalizzato che si trova attualmente in un altro Paese europeo». Proprio per questo motivo l’attenzione resta alta anche sui centri di aggregazione religiosa islamica: 514 associazioni e 396 luoghi di culto, tra cui le quattro moschee di Roma, Milano, Colle Val d’Elsa e Ravenna sono costantemente sotto controllo.

Il Messaggero