Giorgio Bianchi: “Vi spiego la vera contesa che c’è stata in Albania: forse qualcuno ha imparato”

Le proteste che da settimane infiammano l’Albania sono partite da una battaglia contro il resort di lusso da 1,4 miliardi di dollari previsto sull’isola di Sazan e nella laguna di Narta, progetto legato a Jared Kushner tramite il suo fondo Affinity Partners. Dietro l’operazione immobiliare si muoverebbe una fitta rete societaria tra Lussemburgo e Delaware, coordinata da Affinity Partners e finanziata in larga parte dal fondo sovrano saudita PIF, presieduto da Mohammed bin Salman: un dato che colloca il progetto nella cornice della diplomazia transazionale avviata con gli Accordi di Abramo, tra Stati Uniti, monarchie del Golfo e comparto tecnologico-difensivo israeliano. Il premier Edi Rama, dal canto suo, difende il progetto e ha accusato l’Iran di essere dietro le manifestazioni.

Il progetto strategico israeliano nel Mediterraneo orientale

Su questo scenario si è inserita l’analisi del reporter di guerra Giorgio Bianchi, intervenuto ai nostri microfoni. Rispondendo a un dubbio posto da un ascoltatore, Bianchi ha collegato il caso Sazan a un più ampio disegno geopolitico, richiamando anche l’analisi di Alberto Negri: “Ci ha detto chiaramente che quella è un’operazione militare mascherata da operazione civile, perché quel resort doveva essere per metà resort di lusso e per metà base militare all’imbocco del canale di Otranto“, ha spiegato in diretta. Per Bianchi si tratterebbe della militarizzazione del Mediterraneo orientale da parte di Israele, sul modello già visto a Cipro, “in chiave antiturca”.

L’ipotesi della rivoluzione colorata “al contrario”

Bianchi ha poi avanzato — definendola apertamente “un’ipotesi maliziosa” e priva di elementi certi — la possibilità che dietro i manifestanti si muovano attori esterni: “Il metodo l’hanno imparato anche gli altri, magari è anche la controparte che ha capito come utilizzare i social media“, ha detto, ipotizzando un possibile ruolo di Turchia o Russia.