MELONI: “SU MIGRANTI OSTACOLO TOGHE POLITICIZZATE” – Il clima attorno alla riforma della Giustizia si fa sempre più teso, tra accuse incrociate, richieste di trasparenza e attacchi politici. Al centro dello scontro c’è l’iniziativa del Ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, che ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati (Anm) l’elenco dei finanziatori del Comitato per il No al referendum del 22 e 23 marzo, ipotizzando un possibile “finanziamento indiretto” da parte di privati cittadini.
La risposta dell’Anm è stata immediata: “Il Comitato è un soggetto autonomo” e pubblicare i nomi dei donatori sarebbe “contrario alla privacy”. L’opposizione, con il Partito Democratico, parla apertamente di “intimidazione” e di rischio “liste di proscrizione”, denunciando un’escalation nei rapporti tra governo e magistratura.
Nordio: “Solo bozze, dialogo aperto”
Nel frattempo, Nordio ha smentito le indiscrezioni secondo cui i decreti attuativi della riforma sarebbero già pronti in versione definitiva. Non esisterebbero testi chiusi, ma soltanto “bozze preparatorie” elaborate per non farsi trovare impreparati. Il ministro ha assicurato di essere “apertissimo e auspicabile il dialogo” con magistrati, avvocati e accademici per arrivare alla maggiore convergenza possibile.
Parole che però non bastano a spegnere le polemiche, soprattutto dopo il riferimento di qualche giorno fa al presunto “sistema para-mafioso” interno al Csm, affermazione che ha provocato una dura reazione da parte di una parte della magistratura.
Meloni all’attacco sui migranti: “Toghe politicizzate: ecco come ci ostacolano”
In questo quadro già carico di tensione è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un video sui social ha accusato “una parte politicizzata della magistratura” di “ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa”.
Il riferimento è al caso di un cittadino algerino irregolare, con 23 condanne alle spalle, che – secondo quanto riferito dalla premier – non potrà essere trattenuto in un Cpr né trasferito in Albania per il rimpatrio. Non solo: alcuni giudici avrebbero stabilito che non ci sarà espulsione e che il Ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di eseguire il provvedimento. Un episodio che, per Meloni, dimostrerebbe come una parte delle toghe freni l’azione del governo in materia di immigrazione.
Le reazioni politiche e delle toghe
Le parole della premier hanno alimentato ulteriormente lo scontro. La segretaria del Pd Elly Schlein ha escluso che una eventuale vittoria del No debba portare a dimissioni del governo: “Noi la batteremo alle prossime elezioni politiche”. Tuttavia, ha avvertito, una bocciatura referendaria potrebbe aprire tensioni nella maggioranza.
Sulla richiesta dei finanziatori del Comitato per il No è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, secondo cui “è giusto chiedere chi finanzia chiunque”, rivendicando la necessità di trasparenza per tutti.
Intanto prosegue il confronto con la magistratura. Il magistrato Nino Di Matteo ha avvertito che la riforma rischia di rafforzare un “controllo politico sull’intera magistratura”. I magistrati della Corte dei Conti hanno espresso solidarietà ai colleghi ordinari, mentre l’Anm denuncia una “delegittimazione sistematica”. Di segno opposto la posizione di Fratelli d’Italia, con Andrea Delmastro che difende Nordio sostenendo che, al di là dei toni, il problema denunciato esista.
Durissimo anche l’intervento del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, secondo cui “o il ministro non sa cos’è la mafia, oppure deve chiarire”. Per Gratteri la riforma non interviene sulle vere criticità del sistema e mette a rischio l’autonomia della magistratura.










