INTELLIGENZA ARTIFICIALE: SI SBAGLIANO TUTTI – Leggo le conclusioni di un articolo. “In questo articolo ho cercato di dimostrare due concetti. Il primo è che l’umanesimo non può essere sostituito dalla tecnica. Non lo è perché nei miei lunghi anni di frequentazione con molti amici con responsabilità apicali nel mondo bancario ho sempre imparato da loro una cosa. Nessuna delibera è stata mai firmata da una macchina. Questa apparente banalità è centrale nel mio ragionamento. Chi assume una responsabilità bancaria è sempre un uomo che può certamente usare la tecnica e la tecnologia per facilitare il proprio lavoro, ma non per sostituirlo nel processo decisionale. Lo stesso ragionamento mi porta a pensare che dall’altra parte della barricata, l’intelligenza artificiale possa aiutare l’imprenditore a ragionare sulla base di dati costruiti in modo più appropriato e rapido, ma non possa sostituirlo nella presentazione di un piano strategico a una banca“.
“Il secondo punto che volevo sottolineare in questo articolo è che non esiste alcun conflitto tra intelligenza artificiale e pensiero umanistico, bensì una collaborazione. In altre parole, il tempo che l‘IA fa risparmiare all’imprenditore nell’elaborazione delle attività operative può essere opportunamente investito nel pensiero strategico. E lo stesso ragionamento vale per la banca. La velocità con cui l’intelligenza artificiale può liberare le attività operative dei bancari permetterà loro di sviluppare un pensiero strategico e di tornare a fare banca vera e propria, ovvero dialogare con gli imprenditori. In questo senso affermo che l’IA è al servizio dell’uomo ma non può sostituirlo e prevedo che per molto tempo il pensiero umanistico sarà la chiave per la collaborazione, il dialogo e l’unione degli interessi delle parti“. Quello che vi ho letto è il mio ultimo articolo dal titolo “Il credito nell’era digitale” pubblicato sulla prestigiosa rivista bancaria Banca Finanza.
L’intelligenza artificiale non è un fattore distintivo
Ora, in questa rivista ovviamente si parla di banche e dell’evoluzione del mondo bancario. Io qui ho trattato di un tema, quello dell’intelligenza artificiale, di cui ho già parlato tante volte e scritto tante cose. L’anno scorso ho pubblicato anche un libro sul rapporto tra intelligenza artificiale e professionisti. Ora, è indubbio, come pensano molti, che l’intelligenza artificiale cambierà totalmente tante professioni e il modo di lavorare. Quello che molti non hanno ancora capito è che l’intelligenza artificiale non è un fattore distintivo. Sarebbe come dire: io so usare internet, oppure io so usare la mail.
Ecco è una cosa che sanno fare tutti e come ci sono state quelle rivoluzioni digitali, io mi ricordo quando fu introdotto internet, le mail e via discorrendo, oggi si introduce l’intelligenza artificiale. Ma è una cosa che sanno fare tutti, a tutti i livelli e tutti la useranno, quindi non è un fattore strategico distintivo. E come io scrivo in questo articolo l’intelligenza artificiale è uno strumento come lo sono internet o come lo sono altri strumenti tecnologici, altre rivoluzioni, ma l’umanesimo sarà sempre centrale come è stato da qualche migliaio di anni nell’evoluzione dell’umanità. Quindi l’Italia strategicamente deve investire sull’umanesimo perché il fattore distintivo che noi abbiamo da qualche migliaio di anni è che siamo la culla dell’arte, della storia, del pensiero filosofico nel bacino del Mediterraneo.
Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi










