Somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamine: i nomi delle sostanze alla base del metodo Di Bella circolano da decenni. Ogni volta che tornano al centro del dibattito sollevano le stesse domande pratiche.
Si trovano in farmacia? Serve la ricetta? E che cosa succede se il medico si rifiuta di prescriverle? Il protocollo, messo a punto dal fisiologo Luigi Di Bella, a lungo docente all’Università di Modena, è nato in ambito oncologico. Molte sostanze a esso correlato hanno diversi benefici in ambito medico. Oggi la Fondazione Di Bella ne rilancia alcune componenti in un campo diverso, quello delle malattie neurodegenerative. Il tema pesa: negli Stati Uniti le stime dell’Alzheimer’s Association indicano che entro il 2060 i malati di Alzheimer potrebbero avvicinarsi ai 14 milioni.
La ricetta resta il passaggio obbligato
La prima risposta riguarda il metodo prima ancora delle molecole. “Recentemente ho fatto pubblicare sul sito della Fondazione, a disposizione di tutti, queste sostanze, la loro documentazione nella letteratura scientifica e il modo in cui funzionano. Qualsiasi prodotto erogato dal farmacista richiede una ricetta, ed è per questo che ho inserito la documentazione scientifica, cioè le pubblicazioni presenti sulle banche dati medico-scientifiche ufficiali. Lo faccio col massimo rispetto per gli specialisti neurologi che da anni trattano queste patologie con esperienza. La nostra è una proposta terapeutica. Non ci sovrapponiamo a nessuno: questi sono i lavori, queste sono le pubblicazioni, c’è il meccanismo d’azione. Sta a voi applicarle come credete, associarle in varie dosi e in vari trattamenti, con la prudenza e la cautela che si richiedono sempre in una terapia, soprattutto quando le proposte sono innovative”.
Ogni specialista, insomma, può verificare le fonti, e proprio per questo nessuno può saltare il medico. “Ogni medico può controllare che cosa sono queste sostanze, come funzionano, quali effetti sono stati riscontrati finora ed eventuali eventi avversi, che fortunatamente sono molto rari”. La prescrizione medica non è una formalità, con poche eccezioni. “Ci sono casi particolari: se chiedete la vitamina E da sola, oppure le vitamine del gruppo B per bocca, sono prodotti da banco e ve li possono dare. Se chiedete la somatostatina, no. Non perché sia tossica, ma perché richiede una ricetta”.
Se il medico dice no
Resta il nodo più delicato, quello del medico che si rifiuta di prescrivere. “Fortunatamente non c’è un solo medico. Ci si può rivolgere ad amici, a conoscenze, o al medico di base che, se non è disponibile, può delegare ad altri. Abbiamo anche una fondazione, e ci si può rivolgere a noi per chiedere se possiamo indicare qualcuno”.
Prima dei sintomi, il calo
Il cuore della proposta sta nelle alterazioni che precederebbero la comparsa della malattia. “Sull’impiego della somatostatina nelle malattie degenerative si sta arrivando a quasi 600 pubblicazioni. Ci sono aspetti rilevanti: in determinate zone del cervello, non soltanto il lobo temporale ma anche l’ippocampo, l’insula e alcune aree sensitive, soprattutto olfattive, prima della comparsa di queste malattie si osserva un calo importante della somatostatina, della cortistatina, che ne è un analogo, e anche dei recettori della dopamina. Lo hanno misurato in maniera molto sensibile, con la PCR e con l’analisi dell’mRNA, per cui sono studi che hanno una base scientifica solida. Il declino comincia con l’età, intorno ai 60-65 anni, anche se esistono forme precoci. È già un dato che fa riflettere: se quelle sostanze calano quando inizia una malattia degenerativa, somministrare prodotti biologici non tossici può cominciare a prevenire queste situazioni. Molte di queste malattie, prima di essere conclamate, hanno un inizio. Se compaiono un declino cognitivo, un calo della memoria, difficoltà di collegamento e di relazione, anche lì si può intervenire”.
L’elenco non si ferma alla somatostatina. “Nella documentazione ci sono la glutammina, la tirosina, gli amminoacidi colinergici come la citicolina, le vitamine del gruppo B. Ai colleghi dico: se vi interessa, prendetene atto e guardateli. Se lo ritenete, li potete utilizzare. Ci sono le basi razionali e la documentazione del meccanismo d’azione, per cui, nel rispetto del primum non nocere, possiamo cominciare a fare qualcosa di più. Sono studi preliminari e prospettici, ma la base scientifica comincia a essere veramente solida”.
A chi chiede il perché di questa operazione, la motivazione è personale oltre che professionale. “Queste patologie possono avere esiti drammatici e coinvolgono la società e famiglie intere. Per questo ho ritenuto un dovere come medico, seguendo l’eredità di mio padre, sia scientifica sia ideale, segnalare molecole che ritengo ancora sottovalutate e della cui indicazione, sia come prevenzione sia come terapia, sono sicuro”.










